El Baradei, quella laurea honoris causa a Bari

Il Prof. Arlacchi suo amico: "un leader di grande umanità"

La Gazzetta del Mezzogiorno, 1 feb. 2011

di Benedetto Sorino

«Di El Baradei ricordo quella sua straordinaria ricchezza umana nel nostro incontro a Bari», dice il Professor Pino Arlacchi, oggi europarlamentare, autore nel 2006 della «laudatio» che precedette la consegna della «laurea honoris» causa al Nobel della pace oggi leader della rivolta egiziana.

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Egitto/Tunisia: "Ue a rimorchio degli avvenimenti"

Radio Popolare, 2 feb. 2011

Ascolta l'intervista di Danilo De Biasio a Pino Arlacchi

 

Arlacchi: "A Bari compresi perché El Baradei è la speranza dell'Egitto"

Corriere del Mezzogiorno, 1 feb. 2011

L'intervista di Felice Blasi

Pino Arlacchi è stato fino al 2009 delegato per i rapporti internazionali della Libera Università del Mediterraneo (LUM) di Casamassima. In questa veste, nel 2006, promosse il conferimento della laurea honoris causa in economia da parte della LUM a Mohamed El Baradei, premio Nobel per la pace nel 2005.
Quando ha parlato con El Baradei l’ultima volta?
«Circa tre mesi fa, ci sentiamo ad intervalli regolari, ed era molto preso dalla situazione in Egitto. Invece di fare il pensionato di lusso tenendo conferenze nel mondo, aveva deciso di tornare come un combattente nel suo paese».

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No ai profeti di sventura. Dall’Egitto alla Tunisia soffia un vento di libertà.

Non bisogna ascoltare i costruttori di paure che agitano lo spettro del fondamentalismo islamico. In piazza ci sono forze laiche e spontanee.

l'Unità, 1 feb. 2011

L'analisi di Pino Arlacchi

È un vento di libertà quello che soffia dal Nordafrica, e chi tiene alla democrazia deve essere all’altezza del messaggio che ci arriva da quei luoghi. Anche perché c’è chi semina dubbi e paure. Profeti di sventura e conservatori alimentano confusioni di ogni risma (vedi i fondi di Sartori e soci sul Corriere della Sera) sugli esiti della rivoluzione democratica in corso in Egitto e nel mondo arabo. Ma chi conosce quei contesti e crede nello sviluppo umano non può che gioire per quanto sta accadendo.

 

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Dal Cairo a Tunisi giovani all'attacco contro i tiranni

In campo una generazione istruita che vive nelle aree urbane. Non ha nulla da perdere perché è povera e senza futuro.

l'Unità, 30 gen. 2011

L'analisi di Pino Arlacchi

La prima cosa da tener presente sui movimenti di protesta che stanno scuotendo il mondo arabo è che non sono una passeggera turbolenza ma riflettono sconvolgimenti profondi. I cittadini contestano tirannie che li hanno maltrattati per decenni, ed hanno maturato su di esse un giudizio definitivo: se ne devono andare. Le ribellioni di questi giorni in Egitto, Tunisia ed altrove, d´altra parte, sono il seguito di manifestazioni dello stesso tenore che avvengono da anni senza che i media occidentali si siano degnati di occuparsene, e dureranno ancora, al di là degli alti e bassi, nel prossimo futuro.

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La campana della Tunisia suona per tutti. Anche per noi

Un giovane disoccupato di Milano e un giovane tunisino hanno molti punti in comune. Entrambi conoscono le cause del loro malessere. E sanno che il futuro dipende dalla qualità dei loro governi.

l'Unità, 26 gen. 2010

di Pino Arlacchi

Non sono pochi gli inganni messi a nudo dalla rivoluzione dei gelsomini in Tunisia. I giovani dimostranti non hanno solo rovesciato una delle tante autocrazie corrotte del mondo arabo. Hanno anche finito di distruggere il mantra neocon sulla necessità di esportare la democrazia fuori dall’Occidente.
Non c’è alcun bisogno di esportarla, la democrazia. L’Occidente non ne ha il monopolio. La democrazia è un bene universale, di cui possono farsi carico tutte le società civili del pianeta, se messe in condizione di esprimersi.
Sono solo l’ignoranza e il pregiudizio di molti commentatori che li portano a sorprendersi oggi di fronte alla sollevazione filodemocratica di masse arabe, africane e islamiche ritenute finora poco sensibili ai valori dell’autogoverno.
Non c’è molto di cui sorprendersi, in verità. La globalizzazione ha scavato sotto la superficie, livellando il terreno di gioco, diffondendo aspirazioni, sentimenti e malesseri dello stesso tenore in ogni angolo del pianeta. Al di sopra e al di delle differenze di nazione, etnia e religione.

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Primarie: Napoli; Arlacchi, coalizione sostenga Cozzolino

(ANSA) - Napoli, 24 gen. 2010

''Ho sempre pensato che Andrea Cozzolino rappresentasse una risorsa nuova e forte per il futuro della citta' di Napoli e non avevo dubbi su una sua buona affermazione, suffragata peraltro da una larghissima partecipazione''. Lo afferma l'eurodeputato del Pd, Pino Arlacchi, commentando i risultati delle primarie di Napoli.

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Narcos, assalto all'Europa (via Calabria)

Messico-Calabria, prove di alleanza. Nel mirino anche Russia e Asia.

Avvenire, 19 gen. 2010

di Lucia Capuzzi

Con quattro milioni di nuovi consumatori soltanto nell'ultimo anno, il Vecchio Continente è un mercato molto interessante, proprio nel momento in cui la penetrazione negli Usa si fa sempre più complicata.

Ancora si tratta di 'esami preliminari'. Piccoli test per sondare il terreno, cal­colare i rischi e le possibilità di e­vitarli. A breve, però, si potrebbe passare alle prove generali. E quin­di al debutto dei narcos messica­niriuniti nei cosiddetti cartelli – in Europa. Quest’ultima rappresenta un mer­cato 'interessante' per i trafficanti centroamericani. Con quattro nuo­vi milioni di consumatori nell’ulti­mo anno, di cui un terzo giovani tra i 15 e i 34 anni, il Vecchio Continen­te offre loro buoni margini di gua­dagno. Una prospettiva ancor più allettante ora che la penetrazione nella 'piazza' statunitense s’è fatta più difficile. Per due ragioni. Primo, la concorrenza tra i diversi cartelliundici organizzazioniè spietata: tutti vogliono accaparrarsi 'la li­nea', il redditizio corridoio nella frontiera Usa attraverso cui filtra la droga. Il confine, però – e questa è la secondo motivazione dell’atten­zione per il territorio europeoè sempre più blindato. Le autorità di Washington, terrorizzate all’idea che la violenza narco si estenda a Nord del Rio Bravo, hanno schiera­to lungo i tremila chilometri tra i due Stati ben 30mila agenti. In media, 10 funzionari per chilometro qua­drato. Non che questi siano riusciti ad arginare il traffico. Il Nordame­rica resta il 'business' principale per i narcos. Che esplorano, però, giri d’affari integrativi, non alterna­tivi.

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Afghanistan: Arlacchi, "si ripropone problema nostra missione"

«Ambigue le affermazioni di La Russa su 'controllo territorio'»

(ANSA) - Roma, 18 gen. 2010 - ''L'ultima vittima italiana in Afghanistan ripropone il problema dell'azione delle nostre truppe in quel paese. Siamo certi che il nostro contingente stia rispettando il mandato assegnatogli dal Parlamento? Non dimentichiamo che questo mandato è molto diverso da quello assegnato ai militari inglesi e americani''. Lo dichiara in una nota Pino Arlacchi, eurodeputato Pd e Relatore per il Parlamento europeo sulla Nuova Strategia dell'Ue in Afghanistan.

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Afghanistan, dal pantano si esce con una proposta a costo zero

Non esiste soluzione militare al disastro. Per questo bisogna riformare l'aiuto internazionale. Questa è l'idea dell'Europa: tagliare spese e consulenze. E rafforzare le misure anti-corruzione.


l'Unità, 16 gen. 2010
L'Analisi di Pino Arlacchi
Poche settimane fa, il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza il mio rapporto su “Una nuova strategia dell’Unione europea per l’Afghanistan”. Dopo un anno di lavoro, il team che ho guidato ha raggiunto una conclusione molto netta: l’approccio seguito finora dagli USA e dalla NATO per sconfiggere l’ insurgency e ricostruire il paese è sbagliato. Sicurezza e condizioni di vita dei cittadini afghani continuano a deteriorarsi. La coalizione viene sempre più percepita come una forza di occupazione. È tempo perciò che l’Europa prenda l’iniziativa ed imbocchi una strada completamente diversa.

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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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