Fondi europei e condizioni di salute in Afghanistan

21 gennaio 2014

Stando ai recenti dati diffusi dalle Nazioni Unite, il numero di casi di malnutrizione grave tra i bambini in Afghanistan è aumentato del 50 % o più rispetto al 2012. Di fatto, nonostante l'impegno profuso dall'Unione europea e dagli Stati Uniti nel corso degli anni e i miliardi di dollari in aiuti umanitari concessi all'Afghanistan, la situazione relativa alle condizioni di salute dei bambini non è mai stata così grave.
Nelle sue valutazioni concernenti gli aiuti dell'UE all'Afghanistan, il Parlamento ha più volte sottolineato come tali aiuti non abbiano prodotto alcuno dei risultati attesi, malgrado i notevoli importi stanziati per lo sviluppo e la questione umanitaria.
Ha inoltre ribadito l'invito a che il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) fornisca una valutazione d'impatto chiara e trasparente degli aiuti unionali all'Afghanistan e ha presentato varie proposte riguardanti le modalità attraverso le quali è possibile migliorare la struttura e l'efficacia di detti aiuti.

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Il destino del progetto Magna Grecia

Il Quotidiano della Calabria, 16 gen.2014

La lettera di Pino Arlacchi al Direttore del Quotidiano della Calabria, Matteo Cosenza

Gentile Direttore, sto molto apprezzando la campagna aperta dal suo giornale sullo stato disastroso in cui versa l’area archeologica di Sibari. E sto anche notando la scarsa presenza, a tutt’oggi, della voce più autorevole in materia. Quella della Regione Calabria, nella persona, specialmente, del suo assessore alla cultura e del suo Presidente.
Ne comprendo le ragioni. Tacciono perché non sanno cosa dire. Dopo aver creato, assieme al sottoscritto ed a tutte le forze politiche regionali, lo strumento-chiave per risolvere il problema della mancata valorizzazione dell’ intera Magna Graecia calabra, e non solo di Sibari, lo hanno sabotato.
Mi riferisco alla società mista Regione-comuni denominata Progetto Magna Graecia, della quale sono stato Presidente fino a pochi giorni fa, creata nel 2011 con una legge regionale votata all’ unanimità. Progetto Magna Graecia avrebbe dovuto usare parte dei fondi europei gestiti dalla Regione e finalizzati proprio ad evitare che Sibari vada sott’acqua e tutto il resto in malora.

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Progetto Magna Graecia: la mia lettera di dimissioni al Presidente Scopelliti

Bruxelles, 7 gennaio 2014

Egregio Presidente,

Le comunico con la presente la mia decisione di dimettermi dalla carica di Presidente della società “Progetto Magna Graecia”. Le vicende della società Le sono ben note, essendo state oggetto di due lettere inviateLe di recente, e rimaste senza risposta.
Poiché il 30 di questo mese è convocata una Assemblea dei soci avente per oggetto il futuro della società, ed essendo Sua prerogativa la nomina del Presidente della medesima, sarebbe opportuno procedere alla nomina del mio successore in tempo utile.
Se non ritiene di fare in tempo, La pregherei di farmelo sapere, in modo da poter posticipare la data dell’Assemblea.

Pino Arlacchi
 

 

Combating wildlife crime

Wednesday, 15 January 2014 - Strasbourg

Debate

Pino Arlacchi (S&D ), in writing . − Mr. President I fully support this motion because wildlife crime constitutes a threat to the welfare of the animals and to the conservation of the animal and plant species concerned, putting the local ecosystems as a whole at risk.

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«Giuseppe Aieta uno dei migliori amministratori della Calabria e del Mezzogiorno»

13 gen. 2014

La solidarietà di Pino Arlacchi al Sindaco di Cetraro

«La mia più fraterna solidarietà al Sindaco di Cetraro per l'infame messaggio di minaccia che ha ricevuto». Lo dichiara in una nota l'eurodeputato Pd Pino Arlacchi.
«Giuseppe Aieta - prosegue Arlacchi - è uno dei migliori amministratori pubblici della Calabria e del Mezzogiorno. Nei suoi anni di gestione del comune di Cetraro è riuscito in un'impresa difficilissima: trasformare una comunità demoralizzata, depressa e in balìa della mafia locale, in una storia di successo all'insegna del buon governo».

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«Caro Vendola, non serve legalizzare la marijuana»

Arlacchi: le mafie oggi si arricchiscono ben poco col business della droga

La Gazzetta del Mezzogiorno, 13 gen. 2014

di Benedetto Sorino

Professor Pino Arlacchi, chiediamo a lei, ex direttore dell'ufficio Onu per la lotta contro il traffico di droga, cosa pensa della proposta di Nichi Vendola di legalizzare la marijuana. Servirebbe ad ostacolare le mafie che si arricchiscono anche attraverso questo business criminale?
Dico a Vendola che la sua non è una proposta originale, anzi è fra le più ricorrenti, ogni tanto torna alla ribalta. Oggi
non ha senso, il quadro è sicuramente cambiato.
Perché si dice scettico? La legislazione italiana in questo campo non ha forse bisogno d’essere rinnovata?
Di certo nel nostro Paese occorre un aggiornamento legislativo, penso alla legge Fini-Giovanardi, ovviamente. Qualche
cambiamento è necessario, ma va detto chiaramente che l’impianto complessivo della normativa europea sulle droghe regge e ha prodotto finora buoni risultati.
Il suo parere sembra del tutto controcorrente.
In Italia bisogna smetterla con i catastrofismi, con le assurde esagerazioni. Vogliamo distruggere i due pilastri
dell’approccio europeo che hanno dato colpi decisivi alla lotta contro il narcotraffico?

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Gli errori dell'Occidente

Questo articolo è stato interamente ripreso dalla BBC Monitoring European il 3 gennaio. Il testo è disponibile cliccando su questo link.

l'Unità, 2 gen. 2014

L'analisi di Pino Arlacchi

Buoni contro cattivi. Filo-europei democratici contro filorussi autoritari. Rivoluzioni colorate come antesignane delle primavere arabe. Manifestanti ucraini, georgiani e kirghizi in linea con la sete di libertà di quelli iracheni, siriani, libanesi, e così via. Sono queste le chiavi di lettura sbagliate e fuorvianti che dominano i media occidentali e le politiche europee e americane dal 2000 a oggi.Cominciamo dal Kyrgystan. Nel 2005 i buoni filo-occidentali e antirussi guidati da Kurmambek Bakyev prendono il potere. È la rivoluzione dei tulipani, che segue un modello collaudato. Una serie di manifestazioni di protesta da parte di oppositori del regime rovesciano un dittatore legato al passato comunista tra gli applausi europei e statunitensi. Peccato che Bakyev abbia subito dopo inaugurato un regime altrettanto repressivo, con elezioni altrettanto fasulle e gravi violazioni dei diritti umani. Ed abbia evitato di allineare il Kyrgystan con l’Occidente, consentendo sia ai russi che agli americani di mantenere le basi militari sul proprio territorio in cambio di generosi aiuti. A chi? A se stesso e al suo clan. Com’è finita? Dal 2010 è al potere un Presidente filo-russo.

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L'inganno Khodorkovsky

23 dic. 2013

La disinformazione praticata dai media italiani sul caso Khodorkovsky è scandalosa. Alcune testate sono arrivate a pubblicare proposte di assegnazione del premio Nobel sulla pace ad uno dei più temibili oligarchi russi degli anni 90, le cui vittime non possono essere chiamate a testimoniare perché fatte scomparire o silenziate.
La campagna di comunicazione che sta innalzando questo boss dalla faccia d’angelo al livello di Dostoevskij e di Solzenitzin è vergognosa. Ed è in buona parte gestita da alcune società di pubbliche relazioni finanziate da Khodorkovsky stesso, e molto attive in Europa e altrove.
Come contributo alla verità storica, ed alla lotta contro la criminalità organizzata, metto a disposizione dei lettori una mia analisi pubblicata sull’ Unità due anni fa che mette in evidenza contesto e risvolti del caso Khodorkovsky.

 

l'Unità, 7 gen. 2011

Puzzle Russo, il Dossier di Pino Arlacchi

Non mi straccio le vesti sul caso Khodorkovsky, e chi lo considera un martire delle libertà è vittima di una disinformazione clamorosa. E di una Babele politico-mediatica che finisce col rendere tutti più ignoranti. Sakineh, Battisti, Khodorkovsky: che differenza c’è? Credo di saper riconoscere un mafioso, e posso affermare che Khodorkovsky è stato un mafioso tra i più pericolosi. Che invece di pentirsi, restituire il bottino nascosto nei paradisi fiscali e chiedere perdono alle sue vittime, finanzia campagne di pubbliche relazioni che hanno raggiunto il surreale, accostandolo a Sacharov, Gandhi, e tra un po’ anche a Gesù Cristo. Quando si tratta, al massimo, di un oligarca sconfitto in una guerra di potere, e imprigionato con procedure discutibili. 

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Nelson Mandela, il ricordo di Pino Arlacchi

5 dicembre 2013

Le due anime di Mandela

l'Unità, 16 dic. 2013

di Pino Arlacchi

Ho conosciuto Nelson Mandela e l’ho incontrato più volte anche in privato. Ci sono tre cose di lui che hanno lasciato un’impronta indelebile in me stesso.
La prima è il suo carisma personale, nel senso di Max Weber. Quel dono soprannaturale, enigmatico, posseduto solo dai leader supremi. La sua presenza si avvertiva subito intorno a lui, e sono pochi quelli che lo hanno conosciuto di persona a non esserne rimasti colpiti. Mandela era un capo naturale, e non a caso era re e figlio di un re tribale. I suoi modi erano regali. Esprimevano una generosità e grandiosità semplicemente sconfinate, avvolte in una semplicità d’approccio che disarmava tutti. Amici e nemici.
Durante il mio mandato all’ONU, tra il 1997 e il 2002, ho incontrato quasi tutti i grandi della terra, ma solo due di essi mi hanno fatto sentire qualcosa di strano nella vicinanza fisica alla loro persona. Nelson Mandela e Papa Giovanni Paolo II.
Il carisma di Mandela non era quello di un capo politico e militare. Era quello di un profeta, di un leader religioso laico in grado di trascinare a farsi obbedire in virtù della fede nelle sue qualità personali. Fu ciò che mi venne in mente nel 1999, durante una serata trascorsa a Johannesburg con i suoi compagni di battaglia diventati ministri del primo governo dopo l’ apartheid. Gente che era stata incarcerata, torturata, menomata. Gente che aveva visto figli, padri, madri, fratelli, massacrati dal fanatismo sadico dell’oligarchia bianca. E che venivano ora invitati da Nelson Mandela a “riconciliarsi” con i carnefici e non a vendicarsi, e neppure a chiedere giustizia.

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Il paradosso della Calabria infelix

Il Quotidiano della Calabria, 21 dic. 2013

di Pino Arlacchi

Caro Direttore,
chi volesse toccare con mano il paradosso della povertà in mezzo alla ricchezza non dovrebbe fare altro che trascorrere qualche tempo nella estrema punta italica, dalle parti di Melito Porto Salvo, undicimila abitanti, il comune più a Sud della Calabria. Comune povero, reddito pro-capite metà del valore nazionale, sciolto per mafia, ma circondato da ricchezze di possibile grande rilievo.
La ricchezza del territorio intorno a Melito è potenziale, è vero, ma non è virtuale, intangibile. Basta volare un po’ alto, non vedere i dettagli, non soffermarsi troppo a pensare, per essere quasi sopraffatti dalla sua concretezza. Parliamo di un microclima straordinario, dolcissimo, generato dalla protezione che l’ Aspromonte assicura dai venti dello Stretto di Messina, che consente la produzione del prezioso bergamotto. C’è poi un paesaggio spettacolare, con la grande montagna dietro le spalle e la Sicilia e l’ Etna proprio di fronte. Cui bisogna aggiungere uno Jonio “colore del vino”, limpidissimo, evocativo, tenuto sempre giovane dalle correnti. Un mare dei Greci che basta osservare un po’ per “sentirne” la centralità nella storia dell’Occidente. Accompagnato da una archeologia strepitosa e da un catalogo di beni culturali di prima grandezza.

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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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