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Il Venezuela nella morsa di Trump

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In questa riflessione pubblicata stamattina su Il Fatto Quotidiano delineo i possibili sviluppi della situazione in Venezuela, e sottolineo come molto dipenda dalle scelte di Cina e Russia nonchè dalla volontà del governo Maduro di mettere in piedi un piano di sicurezza alimentare.

(https://www.ilfattoquotidiano.it/…/il-venezuela-ne…/5091026/)

 

Il Venezuela nella morsa di Trump

di Pino Arlacchi | 6 Aprile 2019

 

È inutile illudersi che lo scontro tra Stati Uniti e Venezuela arrivi a una veloce resa dei conti. È vero che le opzioni che Trump aveva a disposizione fino a qualche mese fa si sono ridotte. L’operazione Guaidó è stata preceduta da una vasta campagna mediatica tesa a convincere tutti – a cominciare dagli stessi venezuelani – che i guai del Venezuela non derivano dalle feroci sanzioni americane e dal crollo del prezzo del petrolio ma sono esclusiva opera del governo Maduro. Questa campagna è culminata nell’autoproclamazione di Guaidó a presidente ed è fallita.

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L'economia reale è sulla Via della Seta

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La mia analisi su Cina, Asia Orientale e Via della seta continua con questo contributo pubblicato oggi da Il Fatto Quotidiano.

(https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/03/27/leconomia-reale-e-sulla-via-della-seta/5065201/)

 

L'economia reale è sulla Via della Seta

di Pino Arlacchi | 27 Marzo 2019

 

È inutile minimizzare, e ridurre quanto accaduto nei rapporti tra Italia e Cina a un semplice scambio di cortesie commerciali e di finezze su Marco Polo e Matteo Ricci (il gesuita del 500 divenuto mandarino cinese). Una volta tanto, i governanti italiani l’hanno azzeccata in pieno, entrando per primi nel più grande gioco geopolitico messo in piedi dai tempi della Conferenza di Bretton Woods del 1944 in poi, e dalla fondazione delle Nazioni Unite l’anno dopo.

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Cina, è Via della Seta o dell'ignoranza?

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Di seguito potete trovare il mio contributo alla discussione sulla Via della Seta pubblicato ieri mattina sul Il Fatto Quotidiano.

(https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/03/21/cina-e-via-della-seta-o-dellignoranza/5052482/)

 

Cina, è Via della Seta o dell'ignoranza?

di Pino Arlacchi | 21 marzo 2019

 

La visita del presidente cinese per la firma dell’accordo sulla “nuova via della seta” ha dato luogo a un dibattito politico-mediatico inconcludente e povero di contenuti. Anche chi difende le ragioni dell’accordo dimostra una conoscenza a dir poco incerta delle sue premesse e delle sue implicazioni. Ciò si deve a un fondamentale vuoto di conoscenza sulla Cina che viene sostituito da uno schema mentale tanto facile quanto sbagliato: Cina eguale a Stati Uniti. Il Paese di Xi Jinping è – per la quasi totalità dei commentatori italiani di politica estera e per gli sprovveduti leader dell’opposizione e del governo – nient’altro che una replica autoritaria della superpotenza americana.

 

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I luoghi comuni sui migranti

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 La Repubblica, 31 agosto 2017

Lettera al Direttore

CARO direttore, mi permetto di dissentire dalle critiche alla sinistra italiana avanzate martedì dal professor Marzio Barbagli a proposito di immigrazione e criminalità. La sinistra nostrana ha tanti difetti, ma su questo tema si muove bene, in sintonia con le posizioni della Chiesa, del governo e della maggioranza degli italiani. Non mi risulta che il Pd e i suoi dintorni stiano ignorando o coprendo una realtà scomoda da accettare, come quella di una forte incidenza degli immigrati nella perpetrazione di reati violenti.

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Nessuno vuole morire per Kiev. Ed è giusto.

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Panorama, 23 feb. 2015

Nella crisi ucraina c'è chi cerca un nemico a tutti i costi, in un delirio antirusso. Ma gli europei non vogliono la guerra. Anche perché non percepiscono Putin come un nemico.

di Pino Arlacchi

L’ accordo firmato a Minsk la settimana scorsa può essere solo l’ intervallo tra due fasi dei combattimenti oppure l’inizio di un percorso di pace in Ucraina.
Le chance della pace dipendono da cosa sarà in grado di fare la parte più debole del conflitto, cioè il governo di Petro Poroshenko. L'opposizione europea alla minaccia americana di inviare armi all’ Ucraina, ha costretto Poroshenko a cedere sui due temi più cruciali del negoziato: l’ingresso in tempi brevi del suo paese nella NATO e l’autonomia alle repubbliche filorusse dell’Est.
La crisi ucraina è iniziata un anno fa, ed è evidente che la Russia sta vincendo la partita su quasi tutta la linea.

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Non armare l'Ucraina

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Roma, 9 feb. 2015

di Pino Arlacchi

La crisi ucraina è iniziata un anno fa, ed è evidente che la Russia sta vincendo la partita su quasi tutta la linea.
E ciò perché a) le sanzioni contro Putin non hanno funzionato; b) l’ economia ucraina si sta disintegrando; c) le forze armate del governo non reggono il confronto militare e cedono sempre più terreno ai separatisti dell’ Est; d) il resto del mondo ed i cittadini europei disapprovano questo ripristino immotivato della guerra fredda.
A dispetto di ciò, un coro di voci che vanno dai generali della NATO agli interventisti liberali e della destra USA, fino a un gruppo di piccoli paesi europei più la Polonia, premono per armare l’ Ucraina, dotandola delle armi più avanzate.
Si sbagliano. E di grosso. E più si ostineranno a proseguire lungo questa strada, più lo sbaglio si ingrandirà. Inviare armi all’ Ucraina non salverà il suo esercito dalla sconfitta e porterà solo ad una escalation dei combattimenti, delle distruzioni e delle morti. Perché?

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Tsipras, Arlacchi: "Il mondo sta con lui. Ecco le ragioni politiche, etiche ed economiche"

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Roma, 7 feb. 2015

di Pino Arlacchi

Uno schieramento larghissimo, che va dai premi Nobel ai maggiori economisti, di destra e di sinistra, sta dalla parte di Tsipras e della Grecia.
Da Stiglitz a Piketty, a Jeffrey Sachs e a Martin Wolf, capo economista del Financial Times, si è formato un consenso sul fatto che la crisi greca è stata creata in larga misura dalle politiche sbagliate e immorali della Troika, e che il programma di Syriza è l'unica via di uscita realistica non solo dalla catastrofe in cui è piombato il popolo greco ma anche dalla deriva antidemocratica in cui è finito il progetto europeo.

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Il teatrino incivile dell'informazione italiana

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Roma, 30 gen. 2015

di Pino Arlacchi

La qualità dell'informazione italiana ha seguito la stessa traiettoria del declino del PIL. Con la differenza che nell'economia ci sono esempi di eccellenza che vanno in controtendenza, e che mostrano la strada da seguire.
Anche il mondo politico ha forse toccato il fondo, e mostra comunque qualche segno di essere entrato nell' epoca post-berlusconiana. E speriamo che la Presidenza Mattarella consolidi questa tendenza.

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Draghi, Arlacchi: "Il bazooka dovrebbe finanziare piano di investimenti e non le banche"

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Roma, 28 gen. 2015

di Pino Arlacchi

Non credo che le misure appena adottate dalla BCE avranno gli stessi effetti del Quantitative easing americano. Il contesto è radicalmente diverso. Negli USA del 208-12 si trattava di salvare un sistema finanziario sull’orlo del collasso con misure di emergenza anticicliche che evitassero il ripetersi dei disastri degli Anni  30. Dopo il fallimento di Lehman Brothers c’era il rischio dei crolli a catena per mancanza di liquidità e per l’ epidemia di sfiducia interna alle relazioni tra le banche.
Nell’ Europa di oggi non siamo di fronte a un pericolo di collasso delle principali banche, che appaiono invece solide e tranquille, imbottite di titoli del tesoro nazionali e di titoli BCE. Non si capisce perciò su cosa si fondi la speranza di riavviare gli investimenti quando il denaro è a costo quasi zero e senza porre vincoli al denaro che le banche prendono in prestito dalla BCE ed a quello che essa trasferisce acquistando titoli del debito sovrano.

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Grecia, Arlacchi: " Se Syriza vincerà le elezioni la sua vittoria sarà di grande aiuto"

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Il successo di Syriza ci aiuterà a creare un'Europa più vicina al cuore dei suoi cittadini. 

Roma, 21 gen. 2015

di Pino Arlacchi

Non sarà la fine del mondo né dell’ Unione europea se Syriza vince le elezioni di domani. La sua vittoria, al contrario, ci sarà di grande aiuto. Perché metterà fine una volta per tutte alla politica suicida dell’ austerità e faciliterà quella svolta a sinistra del progetto europeo che è la sua unica via di salvezza.
Syriza non è un partito antieuropeo né antieuro. La sua forza è proprio quella di essere europeista nel senso più genuino, che è quello di considerare il progetto europeo come un mezzo e non un fine. Come uno strumento di emancipazione dei suoi cittadini e non come un feticcio. Un progetto che non può essere riformato anche quando il suo distacco dai cittadini è divenuto enorme, e per i più deboli anche pericoloso, come appunto nel caso della Grecia.

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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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