L’Europa indaga sugli aiuti a Kabul

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Nel mirino gli interventi Usa e Onu
CorrierEconomia, "Offshore", 15 mar. 2010
di Ivo Caizzi

La corruzione dilagante tra le autorità dell’Afghanistan, che da sempre impedisce un uso efficace degli aiuti internazionali, è considerata un ostacolo fondamentale nel tentativo di stabilizzazione del Paese.
Ma un’indagine dell’Europarlamento ora denuncia a sorpresa che le illegalità e gli sprechi coinvolgerebbero anche agenzie e società straniere, principalmente statunitensi o riferibili all’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu).

Decine di miliardi di dollari, inviati per togliere dall’indigenza ampi strati delle popolazioni afghane (e per ridurre la loro sudditanza dai talebani, dai signori della guerra e dai trafficanti di oppio), tornerebbero negli Stati occidentali di provenienza attraverso le tasche degli stranieri delegati a gestirle. In pratica si sarebbe verificata una vasta degenerazione corruttiva nel pur già discutibile sistema degli aiuti e della cooperazione, che vede i fondi per i Paesi in via di sviluppo comunque orientati a beneficiare prioritariamente le imprese e le organizzazioni incaricate dal governo donatore a utilizzarli.

L’eurodeputato Pino Arlacchi dell’Idv, dopo una missione in Afghanistan con incontri con il presidente Hamid Karzai e con comandanti delle forze militari Usa, ha dichiarato nell’Europarlamento di Strasburgo di voler inviare il rapporto in elaborazione alle magistrature competenti per denunciare casi di corruzione, illegalità e sprechi riguardanti appaltatori stranieri e agenzie internazionali.

Arlacchi stima che addirittura il 70-80% di circa 34 miliardi di dollari, affidati negli ultimi otto anni dai Paesi donatori alle organizzazioni non afghane, non sarebbero andati alle popolazioni locali. Questo sarebbe avvenuto tramite appalti gonfiati, fatturazioni di spese inesistenti, consulenze d’oro incomprensibili e altri trucchi simili. L’ambasciatore britannico Mark Sedwill, rappresentante civile per conto della Nato a Kabul, ha confermato all’agenzia Reuters l’esistenza di studi che dimostrerebbero altissime percentuali degli aiuti internazionali mai arrivati alle popolazioni locali bisognose. Lo stesso Karzai, impegnandosi a potenziare le leggi anti-corruzione, ha sollecitato i governi donatori ad introdurre efficaci controlli sulle imprese da loro delegate ad operare sul posto.

Una volta tanto la componente italiana non appare al centro dei problemi corruttivi. Arlacchi utilizza proprio esempi virtuosi dell’intervento italiano per evidenziare le maggiorazioni di costi applicate da organismi di altri Paesi o internazionali. «Le scuole costruite in Afghanistan da agenzie dell’Onu e degli Stati Uniti costano tra tre e dieci volte di più rispetto a quelle realizzate dal contingente italiano delle forze militari Nato e da organismi italiani», ha affermato l’eurodeputato puntando poi l’indice su consulenze da 300 mila dollari l’anno elargite nell’ambito degli appaltatori privati.

 
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