Arlacchi: "Voto azero, la divisione fra gli osservatori è normale e non ne sono io il responsabile"

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Per i visitatori di questo sito pubblico la mia replica all'articolo apparso il 7 novembre scorso sul Corriere della Sera e la risposta di Milena Gabanelli, anch'essa pubblicata nella pagina degli esteri. Di seguito, una mia considerazione finale su questo scambio di opinioni.

La lettera di Pino Arlacchi

Corriere della Sera, 13 nov. 2013

Caro Direttore,
mi dispiace che una professionista seria come Milena Gabanelli abbia riportato sul Suo giornale una versione distorta delle elezioni presidenziali azere dello scorso mese, attribuendomi tra l'altro un ruolo che non mi appartiene. Sarebbe bastata una conversazione con il sottoscritto per chiarire meglio il tutto, evitando così di avanzare insinuazioni sulla mia integrità personale. Sono stato a capo della missione di osservazione elettorale del Parlamento Europeo, composta da 7 deputati di diversi partiti e paesi. Erano presenti a Baku altri 59 deputati appartenenti ad altre due missioni ufficiali, quella dell'Osce e quella del Consiglio d´Europa. L´osservazione a breve termine ha un mandato molto ristretto. Deve verificare il rispetto delle procedure, la segretezza del voto, la presenza di intimidazione o coercizione degli elettori, l'assenza di propaganda nei seggi, la regolarità degli scrutini e così via.

Le valutazioni su tutto ciò che precede le giornate elettorali sono per prassi demandate alle missioni di lungo termine, che nel caso azero erano rappresentate da un unico team, quello degli esperti Osce. Non di rado si verificano diversità di valutazione anche profonde tra le missioni a breve e quelle a lungo termine. E così è accaduto in Azerbaijan, dove si è verificata una spaccatura tra le tre missioni parlamentari a breve da un lato, e quella dei funzionari Osce dall'altro. I 66 parlamentari presenti hanno riscontrato, all'unanimità e come quasi tutti gli altri 1.300 osservatori sul campo, appartenenti a 49 missioni internazionali, una sostanziale regolarità dei processi elettorali.
I tecnici Osce sono stati gli unici a riscontrare irregolarità gravi e numerose. Secondo noi queste ultime erano per lo più di lieve entità e quelle davvero serie riguardavano tra lo 0,1 e il 3% dei seggi elettorali. Non tali, quindi, da invalidare il risultato finale, favorevole al Presidente in carica.È perciò ingiusto attribuirmi l´esclusiva responsabilità di tale frattura. Anche perché sono consapevole dei gravi limiti della democrazia azera, e disapprovo le violazioni di diritti fondamentali come l'incarcerazione di giornalisti e la persecuzione di oppositori. E su questa posizione si trovano gli altri 65 parlamentari che hanno osservato le elezioni azere. Non penso quindi di meritare né insulti né lezioni di democrazia da chicchessia.
Con stima
Pino Arlacchi


Rispetto a 66 osservatori parlamentari in missione per 4 giorni , l'Osce era sul campo dal mese di agosto e impiegava 388 osservatori il giorno delle elezioni. E' quindi curioso che questi ultimi abbiano riscontrato gravissime violazioni delle procedure elettorali nel 58% delle 1.151 sezioni elettorali monitorate, mentre la Missione Arlacchi rilevava «irregolarità lievi tra lo 0.1 e il 3 % dei seggi elettorali». Secondo l'articolo 12 delle linee guida del Parlamento Europeo, la missione guidata da Arlacchi, ha violato le norme del Parlamento Europeo dissociandosi dalle posizioni dell'Osce/Odihr.
Poi è vero che c'erano molte missioni «spontanee» in Azerbaijan, ma secondo la stampa internazionale erano finanziate (voli di prima classe e alberghi lussuosi all inclusive) da organizzazioni vicine al regime Aliyev, quali la Teas, con sedi a Londra, Berlino, Parigi e Bruxelles, la belga Eaeo, e la Society for the Promotion of German-Azerbaijani Relations, (descritto da Der Spiegel come un gruppo di lobbying finanziato dal governo azero).
Milena Gabanelli
 

Ho atteso la pubblicazione della mia replica all’attacco che ho ricevuto da Milena Gabanelli sul “Corriere della Sera” per informare più completamente i lettori del sito su come sono andate le cose in Azerbaijan, in occasione delle elezioni presidenziali.
Sono andato in Azerbaijan come capo della missione di osservatori elettorali del Parlamento europeo, dopo essere stato eletto a tale carica dagli altri 6 colleghi membri. Erano presenti nel paese 50 missioni di osservazione composte da oltre 1300 persone. C’è stata una sostanziale convergenza di valutazione tra i parlamentari europei, gli altri 59 membri delle missioni parlamentari OSCE e Consiglio d’Europa e tutti gli altri, nel ritenere regolari le giornate elettorali azere. Solo una missione internazionale le ha trovate pessime e non all’altezza degli standard internazionali, quella composta da osservatori semi-professionisti dell’ ODHIR, un ufficio della stessa OSCE.
La valutazione dell’ ODHIR è stata sconfessata dal vertice della stessa OSCE e dai suoi stessi parlamentari presenti in loco. Sia il chairman dell’ OSCE, Leonid Kozhara, che il capo della missione parlamentare, Doris Barnett, hanno pubblicamente condiviso la nostra posizione.
Gran parte della stampa internazionale ha titolato sulla divisione tra gli osservatori. Il solito, incivile giornalismo italiano ha trasformato tutto ciò in una “svista” di Pino Arlacchi, insinuando dubbi sulla mia integrità personale e tirando fuori la vecchia spazzatura dei radicali sul mio incarico all’ ONU. Alcuni giornali esteri e le ONG anti-azere hanno lanciato accuse di corruzione su tutti quelli che non hanno condiviso la valutazione ODHIR, sostenuta in campo internazionale solo dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Dimenticando che è più facile influenzare una entità che corromperne 49.
Anche alcuni parlamentari europei amici dell’ ODHIR hanno criticato la missione del loro Parlamento, ma nell’ incontro chiarificatore che si è svolto la scorsa settimana sono intervenuti a nostra difesa vari autorevoli colleghi, tra cui il rappresentante del partito di maggioranza relativa che è intervenuto a nome del partito stesso. Il tutto è terminato con una proposta di modifica dell’ assetto delle future missioni, che include la riforma della nostra partnership precedente con l’ODHIR. Il mio rapporto finale proporrà l’ adozione di un formato simile a quello delle missioni elettorali di tutta l’ Unione europea, che si avvalgono di propri esperti e non subappaltano, come vorrebbero certi miei colleghi, l’osservazione di lungo periodo a tecnici interessati in primo luogo al loro prossimo incarico.
Il contro-commento della Gabanelli sul Corsera secondo cui il sottoscritto avrebbe violato una regola del Parlamento che impone di condividere le posizioni dell’ ODHIR è assurdo. Perché questa regola non esiste. E non potrebbe esistere, perché annullerebbe la libertà di giudizio del singolo parlamentare e la sovranità del Parlamento stesso, rendendo tra l'altro superflue le missioni parlamentari stesse!
Perché tanta animosità sul tema? Si chiederanno molti. In un prossimo intervento tenterò di spiegare il mio punto di vista sulla riedizione del “grande gioco” ottocentesco nell’ odierna Asia centrale e nel Caucaso. Argomento troppo complicato per alcuni, e che poco ha a che fare con le elezioni azere, e molto con la Russia e gli Stati Uniti.

Pino Arlacchi
 

 

 
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