Droga/ Arlacchi (Pd): "Agricoltura alternativa e turismo eco: così si ferma la produzione di stupefacenti"

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Affaritaliani.it,  24 giu. 2011

di Stefania La Malfa

"Fino a 10-15 anni fa c'erano 10-12 Paesi produttori in campo, ora sono sostanzialmente 2, l'Afghanistan per l'eroina e la Colombia per la cocaina. Incoraggiare produzioni alternative non solo in agricoltura ma anche nel turismo ecosostenibile ha dato ottimi risultati. Chi sostiene il contrario lo fa perché vuole spingere per la liberalizzazione". In occasione della Giornata mondiale della lotta alla droga (26 giugno) Pino Arlacchi (Pd), presidente del Gruppo "Europarlamentari per l'Afghanistan" sceglie Affaritaliani.it per spiegare qual è la situazione attuale del contrasto alla produzione di stupefacenti. E aggiunge: "Stiamo lavorando a un piano comune Europa-Russia per eliminare la coltivazione di oppio ed eroina ma per l'Unione europea la lotta alla droga non è una priorità: ci sono buone intenzioni e ottime strategie sulla carta una scarsa determinazione nel perseguire gli obiettivi".

Dal 1997 al 2002 Arlacchi è stato Vice-Segretario Generale dell’Onu e Direttore Esecutivo del Programma per il controllo delle droghe con sede a Vienna. Anni in cui, grazie alla costruzione di possibilità di sviluppo alternative, molti Paesi sono usciti completamente dalla produzione di droga.

Da dove arriva la droga che si consuma oggi in Europa e in Italia?
"Arriva praticamente tutta dall'Afghanistan, circa il 90-97%: questo Paese è il maggiore produttore mondiale di eroina e oppio e rifornisce sia l'Europa che la Russia. Per arrivare nel nostro paese la droga segue la rotta balcanica, attraverso la Turchia e i Balcani. E' dagli anni '80 che questa rotta è prevalsa sulle altre, prima arrivava dal Pakistan e prima ancora dal Sud est asiatico".

Come mai la produzione di droga si è spostata in Afghanistan?
"Perché è stata chiusa la produzione in Pakistan. Contrariamente a quanto molti pensano la storia del contrasto alla droga è una storia di successi e l'ultimo in ordine di tempo è stato appunto il Pakistan, che negli anni '80 era il maggiore produttore di oppio ed eroina. La svolta è avvenuta alla fine degli anni '90 grazie all'intervento internazionale che ha costruito possibilità di sviluppo alternative per i contadini pakistani".

Quali sono le alternative di sviluppo per i Paesi produttori di droga?
"La formula è collaudata e ha funzionato dappertutto. Si stabilisce la zona di intervento e si incoraggiano produzioni alternative che già esistono, in campo agricolo ma non solo. Noi parliamo infatti di sviluppo alternativo e non solo di agricoltura alternativa: industrie tessili, valorizzazione del patrimonio boschivo, turismo ecosostenibile. Ovunque un Paese abbia deciso di eliminare la coltivazione di droga lo ha fatto: è successo in Turchia negli anni '70, in Pakistan e in Iran negli anni '80, in Thailandia negli anni '90, in Laos e Vietnam nel 2000 e, precedente storico più importante di tutti, in Cina e India alla fine degli anni '40".

Quindi il contrasto alla droga ha avuto effetti positivi...
"Sì, non è vero che i tentatiti di fermare la crescita del mercato della droga sono falliti. E' vero il contrario: ogni volta che si è provato ad attuare politiche antidroga serie nel campo della produzione sono riuscite. Chi sostiene il contrario lo fa per dimostrare che l'impalcatura del controllo internazionale della droga deve essere smantellata a favore della liberalizzazione. E non è vero nemmeno che è aumentata la produzione di droga nel lungo periodo, anzi è diminuita: nel 2009 erano circa 140mila gli ettari di coltivazione a livello mondiale (di cui 120mila solo in Afghanistan) mentre 30-40 anni prima questa cifra era il doppio. Oggi la produzione si ha in Messico (oppio, eroina), in Afghanistan (oppio, eroina), in Colombia (oppio, eroina, cocaina) e in a Birmania (oppio, eroina). Per quanto riguarda il consumo l'eroina rappresenta il 70% del problema della droga pesante nei Paesi sviluppati: la domanda, a metà degli anni '90, ha iniziato a diminuire e oggi a livello mondiale abbiamo una sostanziale stabilità con tendenza alla diminuzione perché Russia, Paesi asiatici, e anche la Cina, hanno cominciato ad attuare politiche antidroga che stanno avendo effetti significativi".

State lavorando a un piano comune Europa-Russia?
"Sì stiamo lavorando a un'intesa tra le due principali vittime della droga afghana: si tratta di un piano per eliminare in 5 anni la produzione di oppio ed eroina in Afghanistan. Non è facile perché c'è una riluttanza in Europa, non tutti sono convinti che sia possibile attuare un tipo di politica simile. Mentre i russi hanno le idee molto chiare a riguardo, Germania, Italia e Paesi Bassi sono favorevoli allo sviluppo di economie alternative per lo sradicamento della droga però solo sulla carta, nella pratica si fanno poi distinzioni. Dunque così come non esiste una politica in tantissime aree, anche sulla droga in Europa manca una coerente volontà. E, tra l'altro, è anche diminuita la percezione del problema non essendoci più tanti tossicodipendenti per strada".

Le Giornate internazionali di lotta alla droga sono utili?
"Hanno un'utilità abbastanza limitata. Servono a richiamare l'attenzione su un problema ma lasciano comunque il tempo che trovano. In ogni caso bisogna farle, se non altro per ricordare".

 
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