''Milioni di nuovi poveri, sarà rivolta" Arlacchi, "da BCE soldi in tasca a cittadini"

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AbruzzoWeb, 28 Marzo 2020

POST-CORONAVIRUS, INTERVISTA A SOCIOLOGO DI FAMA MONDIALE, ''CRISI COME NEGLI ANNI '30, ORA SI CREINO DAL NULLA 1.500 MILIARDI PER ASSEGNI MENSILI DA 500 A 1.000 EURO PER UN ANNO. FINORA BRUXELLES DISDICEVOLE E MIOPE''

di Filippo Tronca L'AQUILA - O l’Unione europea, che fino ad ora ha avuto un atteggiamento “disdicevole”, metterà soldi, tanti, in tasca ai cittadini," facendoli stampare dalla Banca centrale", oppure il Vecchio Continente rischia davvero la sommossa sociale e di precipitare in una guerra civile. Perché tra pochi mesi saranno milioni e milioni i cittadini che non avranno nemmeno i soldi per mangiare, visto che il post-Coronavirus determinerà un crollo del pil di almeno 5 punti, in pratica una crisi generale che può essere paragonata solo a quella vissuta negli anni '30 del secolo scorso. Non è una distopia millenarista, ma l’autorevole parere del sociologo Pino Arlacchi, settant'anni, ex europarlamentare Pds ed ex-senatore dell’Ulivo, tra gli ideatori della strategia antimafia italiana negli anni novanta, considerato una delle massime autorità mondiali in tema di sicurezza umana. E che con il best seller uscito a novembre, I padroni della finanza mondiale, ha messo a nudo con uno studio poderoso la non sostenibilità sociale ed economica del capitalismo finanziario, ma anche di questa Unione europea che rappresenta un progetto drammaticamente incompiuto. Arlacchi, lasciata la politica, è ora professore ordinario di Sociologia generale presso la facoltà di Scienze politiche dell'Università di Sassari, professore associato di Sociologia applicata presso l'Università della Calabria e dell'Università di Firenze e visiting professor alla Columbia University di New York. Interivstato da Abruzzoweb, Arlacchi lancia innanzitutto l’allarme per la tenuta sociale del Vecchio Continente, ma propone anche una soluzione, l’unica possibile a suo modo di vedere, che va nella direzione opposta delle politiche economiche neoliberiste e che rappresenta un ritorno al keynesismo nella sua accezione più radicale: quella dell'helicopter money, "soldi dall'elicottero", ovvero una politica economica per cui una banca centrale crea del denaro e lo distribuisce direttamente ai cittadini. E mentre Arlacchi parla e il cronista prende appunti, già montano il malessere e la disperazione di persone che hanno finito i soldi, che danno di matto in mezzo alla strada, che vanno nei negozi, prendono dagli scaffali l'essenziale per mangiare spiegando poi di non poter pagare, mentre carabinieri e guardia di finanza cominciano a stazionare, come nel caso di Palermo, davanti ai negozi che rischiano di essere a breve presi d'assalto. “È urgente comprendere che la vera emergenza sarà economica, finita quella sanitaria, che in fin dei conti durerà pochi mesi - spiega il sociologo - I dipendenti statali come me, che sono docente universitario, non subiranno grosse conseguenze, almeno per il breve e medio periodo, ma per milioni e milioni di lavoratori del settore privato, professionisti, partite iva, commercianti e piccoli imprenditori di un'ampia gamma di settori, il futuro immediato è nerissimo. L’autonomia finanziaria durerà poche settimane. Poi la maggior parte si ritroverà senza soldi neppure per mangiare”. “Lo scenario sarà esplosivo, potrà accadere di tutto - prosegue Arlacchi -. Ed è ridicolo pensare che la soluzione, ad esempio per le piccolissime imprese, che sono il tessuto produttivo del nostro Paese, sia quello di agevolare il credito, prestare quanti più soldi possibile. Avrà un effetto pari allo zero”. E allora, ragiona il sociologo, se non vogliamo giocarci il futuro, la democrazia, un minimo di pace sociale, se non vogliamo l'anarchia e la guerra civile, non c’è che una soluzione. “La Banca centrale europea - entra nel merito Arlacchi - è l'unico strumento che ha la potenza di fuoco sufficiente per intervenire a risolvere la crisi che attanaglia il Continente. Questo perché è l'unica istituzione che può creare denaro dal nulla. Lo ha già fatto con il quantitative easing: miliardi creati dal nulla e trasferiti alle banche, frenando così la crisi finanziaria di dieci anni fa e impedendo a decine di banche di fallire, ma senza avere alcun impatto sul ciclo economico dell’eurozona, rimasto in stagnazione. Adesso la Banca centrale europea potrebbe allo stesso modo ‘stampare’ non meno di 1.500 miliardi di euro l’anno, ma questa volta per metterli direttamente nelle tasche di tutti i cittadini dell'eurozona iscritti nelle liste elettorali. Tra i 500 e i 1.000 euro al mese, per almeno un anno, sotto ovviamente una certa soglia di reddito e senza indebitare né i cittadini, né gli Stati. Non a parere mio, ma di tanti economisti, è l’unico modo per far fronte ad un crollo del pil che non sarà inferiore ai 5 punti percentuale". Una misura shock che però è fantascienza nella Bruxelles degli eurocrati neoliberisti e delle vestali del rigore di bilancio, che ancora propongono il Meccanismo europeo di stabilità, ovvero "soldi prestati a strozzo", per poi commissariare e stritolare gli Stati e fargli fare la misera fine della Grecia, ma non ad esempio negli Stati Uniti. “Donald Trump, lontanissimo politicamente da me, esattamente questo ha deciso di fare, seppure in scala ridotta - spiega Arlacchi -: trasferire a ciascun cittadino americano 1.500 dollari al mese più 500 dollari agli adulti e 500 dollari ai ragazzi. Un bonus da 10 mila dollari l’anno a famiglia che sarà il carburante della ripresa della domanda interna e la condizione della pace sociale. Ed anche, purtroppo, della sua sicura rielezione”. Il problema, però, per Arlacchi, è che il “comportamento delle istituzioni europee davanti a questa crisi, da tutti i punti di vista fino a questo momento è stato disdicevole, per usare un termine moderato. Non hanno fatto assolutamente nulla di serio, se si esclude il piano di acquisto di bond da parte della Banca centrale. Ritengo sia desolante l'assenza di un piano coordinato europeo, di una autorità che decida una strategia, per poi lasciare ai singoli Stati e alle singole entità locali l'attuazione. È stata persa una grande occasione. Io credo che l'Europa economica uscirà a pezzi da questa vicenda. Forse si salverà l'Europa politica, ma attraverso una radicale riforma”. E non sarà, per Arlacchi, l’unica vittima del post-coronavirus: “Spero che questa terribile pandemia faccia capire una volta per tutte che il mercato non serve a risolvere i problemi dell'umanità. Fino a poco tempo fa bastava pronunciare la parola magica, Mercato, per guarire anche il cancro. E oggi scopriamo invece che oggi sono l'autorità pubblica e la collettività organizzata che ci stanno facendo uscire dall’emergenza sanitaria, che sta pian piano vincendo questa immane sfida. Lo Stato, non il mercato”.

https://www.abruzzoweb.it/public/tcpdf/abruzzoweb/content_pdf.php?nid=724856&cid=2

 
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