Cyberterrorism, un falso mito per un business miliardario

Il racconto di scenari apocalittici alimenta negli Usa il mercato della sicurezza: un giro d'affari di 14 miliardi di euro l’anno. Anche la Nato voleva occuparsene, ma l'Europa non ci è cascata.

L'Unità, 12 dic. 2010

di Pino Arlacchi

«Nell’arco di un quarto d’ora, 157 grandi aree metropolitane sono state messe in ginocchio da un blackout elettrico che le ha colpite durante l’ora di punta. Nuvole di gas velenosi si estendono sopra Wilmington e Houston. Le riserve di petrolio di molte città stanno bruciando nelle raffinerie in fiamme. I convogli delle metropolitane di New York, Oakland, Washington e Los Angeles si sono scontrati l’un l’altro. Gli aeroplani precipitano uno dopo l'altro a causa delle collisioni nelle aerovie fuori controllo. Le vittime sono già migliaia».
Questo è lo scenario evocato dal più noto esperto americano di cybersecurity, Richard Clarke, ex-esperto di criminalità sotto Clinton, ed ex-amico mio.
La causa dell’Apocalisse? Un attacco terroristico ai sistemi di gestione dell’energia elettrica e dei trasporti, ormai largamente informatizzati. Le probabilità dell’Apocalisse? Vicine allo zero. Molto inferiori a quelle di uno scontro tra la terra e un asteroide vagante. Non sto esagerando. Studiosi del calcolo delle probabilità ed astronomi hanno misurato proprio questo tipo di rischi. Perché è da queste misurazioni che dipendono le politiche di protezione. O meglio, dovrebbero dipendere, dato che in questo campo il terrore, la disinformazione e la truffa regnano incontrastati.

 

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Arlacchi: "in Afghanistan cambiare strada"

Il Piccolo, 9 dic. 2010

di Pierpaolo Garofalo

Trieste «Dobbiamo cambiare strada; questa in Afghanistan è una guerra ormai più lunga del Secondo conflitto mondiale. Non c’è una soluzione militare. Sono contrario a un ritiro in tempi brevissimi ma è necessario che la comunità internazionale formuli una politica decente per risolvere la situazione, sia dal punto di vista della sicurezza che da quello dell’aiuto allo sviluppo, che scandalosamente arriva ai beneficiati solo per il 20%». Pino Arlacchi, eurodeputato eletto per l’Italia dei Valori e passato nel novembre scorso al Partito democratico, parla con cognizione di causa. Dal 1997 al 2002 sottosegretario generale Onu quale direttore dell'Unodc (Ufficio per il controllo delle droghe e il crimine), è lo ”Special Rapporteur” dell’Europarlamento sull’Afghanistan, incaricato di stendere la strategia dell’Ue per risolvere il ”nodo” del Paese asiatico.

 

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Carte Wikileaks, colpita la diplomazia dell'imbroglio

L'Unità, 5 dic. 2010

L'analisi di Pino Arlacchi

 Colpendo doppiezze, macchinazioni e menzogne di un vasto numero di governi, i documenti resi pubblici stanno danneggiando una delle fonti supreme dell´instabilità e della guerra: le politiche di potenza, la realpolitik, il cui assioma è il doppio gioco nei rapporti di uno stato con gli altri stati. Realpolitik significa fare all'estero ciò che non si può fare in casa propria. In base ad essa i governi possono mentire sulle loro intenzioni, infrangere i trattati, usare lo spionaggio contro paesi amici, stipulare accordi segreti che violano leggi e Costituzioni.

La realpolitik è  oggi in ribasso, sia teorico che pratico. È stata messa in difficoltà dalle forze della pace e dallo sviluppo dei regimi democratici, che devono rendere conto ai cittadini di ciò che fanno anche in politica estera.

 

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Usa, l'illusione di essere primi

l'Unità, 1 dic. 2010

L'Analisi di Pino Arlacchi

L’impatto politico di Wikileaks c’è, ma non sta nel gossip diplomatico sulle magagne e sui tic dei potenti. I rapporti tra gli Stati Uniti e l’ONU, per esempio, saranno influenzati negativamente dalla conferma dello spionaggio sistematico effettuato per ordine della signora Clinton contro i dirigenti dell’organizzazione. Spionaggio anomalo, perché fatto non solo dai professionisti ma anche dai diplomatici USA accreditati presso il Palazzo di Vetro, e richiesti di rilevare dati biometrici, numeri di carte di credito e di conti bancari, e quant’altro possa essere utile per ricattare, imbarazzare, minacciare chiunque voglia deviare dalle linee tracciate dal Grande Fratello.

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Se il mondo diventa il paradiso delle balle

L'Unità, 28 nov. 2010

di Pino Arlacchi

Inizia oggi sull'Unità e su questo sito (nella sezione Balle, Bufale & inganni...), un appuntamento più o meno regolare con i lettori, con i quali condividerò sia delle riflessioni estemporanee, legate all´attualità quotidiana della politica soprattutto internazionale, sia argomenti più meditati.
Il filo conduttore sarà la critica delle distorsioni informative, delle false notizie e degli stereotipi a senso unico che hanno l’effetto di annebbiare le nostre coscienze e di abbassare le nostre aspettative.

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L’exit strategy in Afghanistan

L’analisi di Pino Arlacchi all’indomani del vertice NATO di Lisbona

Intervista di Daniela Scarcella

 


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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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