In Iraq, Sudan, Nigeria lo scontro non è tra religioni

La guerra tra civiltà è una categoria che nasconde conflitti originati da altro. Dal risentimento per le tante vittime civili a Baghdad al controllo del petrolio altrove. Ma la stampa fa finta di no.

l'Unità, 31 dic. 2010

di Pino Arlacchi

La persecuzione anticristiana in corso in Iraq è inspiegabile se non si tiene conto del trauma della guerra del 2003. Molti osservatori rilevano con sorpresa come lo scontro religioso fosse del tutto sconosciuto in Iraq prima dell’ invasione anglo-americana. Cristiani e musulmani professavano liberamente la propria religione, nel solco di una millenaria tradizione mediorientale, all’ interno di uno stato autoritario ma laico, dove un cristiano militante come Tarek Aziz poteva raggiungere i vertici del potere pubblico senza che si prestasse alcuna attenzione alla sua fede.

È stato il terribile shock dell’ occupazione militare che ha letteralmente scassato la società irachena, scatenando una specie di lotta di tutti contro tutti: odi e tensioni irriducibili non solo tra cristiani e musulmani, ma tra sciiti e sunniti, e tra questi ed altre minoranze.

La religione in se stessa non c’entra nulla con le animosità attuali. Se non si tiene conto dell’ immenso risentimento provocato dai bombardamenti e dalle distruzioni belliche condotte in Irak da potenze occidentali e cristiane che hanno fatto a pezzi il paese e lasciato sul terreno 660mila vittime civili, non si capisce nulla di ciò che accade adesso.

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«Io li conosco bene», Arlacchi spiega l’Idv

Europa, 28 dic. 2010

di Rudy Francesco Calvo

De Magistris? «È di una superficialità sconcertante. Fa politica come ha fatto il magistrato, un sacco di chiasso senza alcun risultato». E Di Pietro? «Vuole un piccolo partito personale da controllare facilmente, ma le sue sono decisioni arbitrarie, spesso sbagliate, che inevitabilmente creano malcontento ». Secondo il sociologo Pino Arlacchi, eletto eurodeputato sotto le insegne dipietriste ma passato nelle file del Pd in polemica proprio con la gestione personalistica del leader di Idv, la dualità interna al suo ex partito è solo un’illusione creata dai media.

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Intoccabili Stati Uniti. Quando il diritto cede di fronte al potere

l'Unità, 22 dic. 2010

Il dossier, di Pino Arlacchi

La Corte di Cassazione italiana ha chiuso il caso Calipari invocando un “difetto di giurisdizione”. Il soldato americano che ha ucciso il dirigente del SISMI in Iraq era coperto, secondo la Corte, da immunita’ diplomatica. La verità  è che l’unico difetto di giurisdizione in questo caso è stato quello dello Repubblica italiana nel suo complesso di fronte all’ Impero americano e alla sua pretesa di giurisdizione universale.

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Allarme terrorismo nel mondo. La gigantesca manipolazione.

Secondo alcuni storici del fenomeno, senza isteria comunicativa il terrorismo non ci sarebbe del tutto.

l'Unità, 19 dic. 2010

di Pino Arlacchi

Siamo vittime di una gigantesca manipolazione, che tende a farci credere che il terrorismo internazionale rappresenti una minaccia esistenziale, a causa dei suoi effetti devastanti sui regimi democratici, sulla società civile e sull´economia. Ma al netto dell´hype, del frastuono mediatico e delle dichiarazioni sopra le righe dei politici, dopo ogni attentato rimangono sul campo poche vittime, pochi danni, e nessun principio di destabilizzazione.
Una delle cause principali del terrorismo e´ il terrore. La paura diffusa a piene mani dai mezzi di comunicazione dopo ogni attentato che avviene in Occidente. Secondo alcuni storici del fenomeno, senza isteria comunicativa il terrorismo non ci sarebbe del tutto. I suoi capi abbandonerebbero una tattica che non riesce a raggiungere le prime pagine. E che non rende politicamente, perché fallisce in più del 90% dei casi, come dimostra uno studio rigoroso su 28 formazioni eversive, pubblicato su una rivista di grande prestigio, "International security".

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(EU) EP/AFGHANISTAN: In favour of new European strategy

Agence Europe, 17 December 2010

THE DAY IN POLITICS

Brussels, 16/12/2010 (Agence Europe) - A large majority of MEPs (507 for, 77 against and 4 abstentions) adopted the report by Pino Arlacchi (S&D, Italy) on a new EU strategy for Afghanistan, calling for reform of international aid, the elimination of the poppy crop, better coordination for the training of Afghan police forces and support of the peace process. The vote at the EP committee on foreign affairs in early November had taken the most controversial proposals out of the report, such as the description of western forces deployed in the country as occupation forces. Nonetheless, the report by the Socialist MEP still aroused considerable debate before the vote on Wednesday 15 December. A ban on the use of UAVs (unmanned aerial vehicles), considered by Arlacchi as contrary to the peace process and used to “decapitate” the Afghan insurgency, was among the proposals most fiercely challenged.

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Afghanistan; Parlamento Strasburgo Approva Rapporto Arlacchi

(AGI) - Bruxelles, 16 dic. - Il Parlamento di Strasburgo ha approvato a larghissima maggioranza il Rapporto sulla nuova strategia dell'Unione Europea in Afghanistan, messo a punto dall'eurodeputato del PD Pino Arlacchi. "E' il traguardo di un percorso cominciato un anno fa e che aveva gia' ottenuto l'approvazione quasi unanime in Commissione Esteri. Si tratta di uno dei documenti piu' critici mai approvati a Bruxelles su un intervento Nato e sulla condotta dell'Europa e Usa in Afghanistan negli ultimi dieci anni". L'approvazione del rapporto e' arrivata nello stesso giorno in cui Barack Obama ha annunciato la nuova strategia per il paese asiatico. "La differenza tra l'approccio europeo e quello americano e' evidente", ha spiegato Arlacchi, "Washington pensa ancora all'impatto militare, l'Europa avvia un nuovo approccio, centrato sulla politica e la societa' civile.

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Afghanistan: Arlacchi, Parlamento UE chiede svolta strategia

(ANSA) - Bruxelles, 16 dic. 2010

Un radicale cambiamento della strategia europea: e' quanto chiede il rapporto sull'Afghanistan preparato dall'europarlamentare Pd Pino Arlacchi e approvato oggi a larghissima maggioranza dal Parlamento Ue.

''E' il traguardo di un percorso cominciato un anno fa e che aveva gia' ottenuto l'approvazione quasi unanime in Commissione Esteri'', ha detto Arlacchi. ''Si tratta di uno dei documenti piu' critici mai approvati a Bruxelles su un intervento Nato e sulla condotta dell'Europa e degli Usa in Afghanistan negli ultimi dieci anni''.

 

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Afghanistan - Pino Arlacchi advocates new approach

www.europarl.europa.eu

The merits of a possible change of strategy in Afghanistan by the European Union and its allies will be debated Wednesday afternoon by the European Parliament. A new report by Italian centre left MEP Pino Arlacchi calls for a more civilian based approach and for the Afghan Government to have the ultimate responsibility for who they talk to. Prior to the debate on Wednesday we spoke to him about his ideas.

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Afghanistan, Arlacchi: "Bisogna cambiare strada"

www.europarl.europa.eu, 14 dic. 2010

Cambiare strategia in Afghanistan? Pino Arlacchi, ex-vice segretario generale dell'ONU e deputato europeo nelle file dei Socialisti e Democratici, è convinto che non solo è possibile, ma necessario. Il suo rapporto, che sarà discusso dal Parlamento mercoledì e votato giovedì, sostiene che l'opzione militare è ormai giunta al capolino, e solo un approccio civile garantirà che il governo afgano assuma appieno le sue responsabilità.

 

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Cyberterrorism, un falso mito per un business miliardario

Il racconto di scenari apocalittici alimenta negli Usa il mercato della sicurezza: un giro d'affari di 14 miliardi di euro l’anno. Anche la Nato voleva occuparsene, ma l'Europa non ci è cascata.

L'Unità, 12 dic. 2010

di Pino Arlacchi

«Nell’arco di un quarto d’ora, 157 grandi aree metropolitane sono state messe in ginocchio da un blackout elettrico che le ha colpite durante l’ora di punta. Nuvole di gas velenosi si estendono sopra Wilmington e Houston. Le riserve di petrolio di molte città stanno bruciando nelle raffinerie in fiamme. I convogli delle metropolitane di New York, Oakland, Washington e Los Angeles si sono scontrati l’un l’altro. Gli aeroplani precipitano uno dopo l'altro a causa delle collisioni nelle aerovie fuori controllo. Le vittime sono già migliaia».
Questo è lo scenario evocato dal più noto esperto americano di cybersecurity, Richard Clarke, ex-esperto di criminalità sotto Clinton, ed ex-amico mio.
La causa dell’Apocalisse? Un attacco terroristico ai sistemi di gestione dell’energia elettrica e dei trasporti, ormai largamente informatizzati. Le probabilità dell’Apocalisse? Vicine allo zero. Molto inferiori a quelle di uno scontro tra la terra e un asteroide vagante. Non sto esagerando. Studiosi del calcolo delle probabilità ed astronomi hanno misurato proprio questo tipo di rischi. Perché è da queste misurazioni che dipendono le politiche di protezione. O meglio, dovrebbero dipendere, dato che in questo campo il terrore, la disinformazione e la truffa regnano incontrastati.

 

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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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