Home »
Rassegna Stampa


Europa-Italia: intervista a Pino Arlacchi di Teleblu

E-mail Print PDF
 
Pino Arlacchi: "Negli ultimi anni, l'opinione dell'Europa sull''Italia è peggiorata (...). La prima ragione è Berlusconi. La seconda è la crisi economica che in Italia è peggiore che nel resto dell'Europa. Il governo Letta ha fatto pochissimo. Le uniche cose che ha detto di cominciare a fare le ha fatte dopo la segreteria Renzi (...). E' un governo fiacco. I partner europei più importanti vorrebbero vedere un'Italia che sta al passo. Non si può congelare la vita politica di un Paese soltanto perché il Paese ha la presidenza di turno (...).Questo non va usato come un alibi per fare i giochi politici italiani e  e non fare in modo che la dialettica politica cammini (...).
 

 

Il destino del progetto Magna Grecia

E-mail Print PDF

Il Quotidiano della Calabria, 16 gen.2014

La lettera di Pino Arlacchi al Direttore del Quotidiano della Calabria, Matteo Cosenza

Gentile Direttore, sto molto apprezzando la campagna aperta dal suo giornale sullo stato disastroso in cui versa l’area archeologica di Sibari. E sto anche notando la scarsa presenza, a tutt’oggi, della voce più autorevole in materia. Quella della Regione Calabria, nella persona, specialmente, del suo assessore alla cultura e del suo Presidente.
Ne comprendo le ragioni. Tacciono perché non sanno cosa dire. Dopo aver creato, assieme al sottoscritto ed a tutte le forze politiche regionali, lo strumento-chiave per risolvere il problema della mancata valorizzazione dell’ intera Magna Graecia calabra, e non solo di Sibari, lo hanno sabotato.
Mi riferisco alla società mista Regione-comuni denominata Progetto Magna Graecia, della quale sono stato Presidente fino a pochi giorni fa, creata nel 2011 con una legge regionale votata all’ unanimità. Progetto Magna Graecia avrebbe dovuto usare parte dei fondi europei gestiti dalla Regione e finalizzati proprio ad evitare che Sibari vada sott’acqua e tutto il resto in malora.

Read more...
 

Bari, Arlacchi appoggia Olivieri

E-mail Print PDF

Arlacchi appoggia Olivieri Petruzzelli: «Vincerò io»

Tutti i candidati in giro per quartieri, tra raccolta di firme e incontri vari

La Gazzetta del Mezzogiorno, 19 gen. 2014

Centrosinistra in movimento verso le primarie: «Firma day» per Giacomo Olivieri che ieri, in via Argiro, ha raccolto firme utili alla candidatura raggiungendo quota seicento. Al suo fianco Pino Arlacchi, europarlamentare del Pd, che lo sostiene a spada tratta: «Realtà Italia è un movimento di centrosinistra che esprime direttamente la società civile e che sta raccogliendo sempre più consensi in tutte le regioni del Centro Sud. La candidatura di Giacomo Olivieri a sindaco di Bari è un grande arricchimento per la nostra coalizione. È un apporto fondamentale perché senza Realtà Italia sarà molto difficile che il centrosinistra governi questa città».
«Il programma di Olivieri - ha detto Arlacchi - ha basi solide ed è molto concreto. Tra i punti che mi hanno spinto a sostenerlo, l’importanza al concetto di sicurezza. La criminalità è solo l’effetto finale di un malessere più profondo che nasce dal disagio sociale tra i giovani e dalla disoccupazione».
Durante l’incontro in via Argiro si è parlato soprattutto di sicurezza. «Il benessere dei miei concittadini è al primo posto nel mio programma - ha detto Olivieri - serve più sicurezza, in centro e soprattutto in periferia perché in assenza la città si spegne e l’economia si ferma. Tanti cittadini mi stanno chiedendo d’impegnarmi a cambiare al più presto la situazione di Bari. Sono convinto che serva concretezza da parte della politica se non si vuole che continui a germogliare l’antipolitica».

Read more...
 

«Giuseppe Aieta uno dei migliori amministratori della Calabria e del Mezzogiorno»

E-mail Print PDF

13 gen. 2014

La solidarietà di Pino Arlacchi al Sindaco di Cetraro

«La mia più fraterna solidarietà al Sindaco di Cetraro per l'infame messaggio di minaccia che ha ricevuto». Lo dichiara in una nota l'eurodeputato Pd Pino Arlacchi.
«Giuseppe Aieta - prosegue Arlacchi - è uno dei migliori amministratori pubblici della Calabria e del Mezzogiorno. Nei suoi anni di gestione del comune di Cetraro è riuscito in un'impresa difficilissima: trasformare una comunità demoralizzata, depressa e in balìa della mafia locale, in una storia di successo all'insegna del buon governo».

Read more...
 

«Caro Vendola, non serve legalizzare la marijuana»

E-mail Print PDF

Arlacchi: le mafie oggi si arricchiscono ben poco col business della droga

La Gazzetta del Mezzogiorno, 13 gen. 2014

di Benedetto Sorino

Professor Pino Arlacchi, chiediamo a lei, ex direttore dell'ufficio Onu per la lotta contro il traffico di droga, cosa pensa della proposta di Nichi Vendola di legalizzare la marijuana. Servirebbe ad ostacolare le mafie che si arricchiscono anche attraverso questo business criminale?
Dico a Vendola che la sua non è una proposta originale, anzi è fra le più ricorrenti, ogni tanto torna alla ribalta. Oggi
non ha senso, il quadro è sicuramente cambiato.
Perché si dice scettico? La legislazione italiana in questo campo non ha forse bisogno d’essere rinnovata?
Di certo nel nostro Paese occorre un aggiornamento legislativo, penso alla legge Fini-Giovanardi, ovviamente. Qualche
cambiamento è necessario, ma va detto chiaramente che l’impianto complessivo della normativa europea sulle droghe regge e ha prodotto finora buoni risultati.
Il suo parere sembra del tutto controcorrente.
In Italia bisogna smetterla con i catastrofismi, con le assurde esagerazioni. Vogliamo distruggere i due pilastri
dell’approccio europeo che hanno dato colpi decisivi alla lotta contro il narcotraffico?

Read more...
 

Gli errori dell'Occidente

E-mail Print PDF

Questo articolo è stato interamente ripreso dalla BBC Monitoring European il 3 gennaio. Il testo è disponibile cliccando su questo link.

l'Unità, 2 gen. 2014

L'analisi di Pino Arlacchi

Buoni contro cattivi. Filo-europei democratici contro filorussi autoritari. Rivoluzioni colorate come antesignane delle primavere arabe. Manifestanti ucraini, georgiani e kirghizi in linea con la sete di libertà di quelli iracheni, siriani, libanesi, e così via. Sono queste le chiavi di lettura sbagliate e fuorvianti che dominano i media occidentali e le politiche europee e americane dal 2000 a oggi.Cominciamo dal Kyrgystan. Nel 2005 i buoni filo-occidentali e antirussi guidati da Kurmambek Bakyev prendono il potere. È la rivoluzione dei tulipani, che segue un modello collaudato. Una serie di manifestazioni di protesta da parte di oppositori del regime rovesciano un dittatore legato al passato comunista tra gli applausi europei e statunitensi. Peccato che Bakyev abbia subito dopo inaugurato un regime altrettanto repressivo, con elezioni altrettanto fasulle e gravi violazioni dei diritti umani. Ed abbia evitato di allineare il Kyrgystan con l’Occidente, consentendo sia ai russi che agli americani di mantenere le basi militari sul proprio territorio in cambio di generosi aiuti. A chi? A se stesso e al suo clan. Com’è finita? Dal 2010 è al potere un Presidente filo-russo.

Read more...
 

Commentary by Pino Arlacchi: "The West's Mistakes"

E-mail Print PDF

BBC Monitoring European has taken over my article published in the newspaper "L'Unità".
For the readers of my site, here is the text.

Italian commentary criticizes West's attempts to "export" democracy
3 January 2014
13:26
BBC Monitoring European

Text of report by Italian newspaper L'Unita on 2 January

Goodies against baddies; democratic pro-Europeans against authoritarian pro-Russians; coloured revolutions being the forerunners of Arab springs, Ukrainian, Georgian, and Kyrgyz demonstrators craving freedom, just like Iraqi, Syrian, and Lebanese demonstrators. These are the wrong and misleading interpretations that have been dominating the Western media, as well as European and US policies since the year 2000.
Let us start with Kyrgyzstan. In 2005, the pro-Western and anti-Russian goodies led by Kurmambek Bakyev seized power; this was the tulip revolution which followed a well-tested blueprint: a series of protest demonstrations by opponents of a regime overthrow a dictator linked to the communist past, amid European and US applause. Sadly, though, Bakyev immediately introduced an equally repressive regime, with elections that were just as fake, and with human rights violations. He also prevented Kyrgyzstan from siding with the West by allowing both Russians and Americans to keep their military bases on its soil in exchange for generous aid. Aid for whom? For himself and his clan. How did it end? A pro-Russian president has been in power since 2010.
But the narrative on the tulip revolution of 2005 was preceded by the one on the carnation revolution in Georgia in 2003 and the orange revolution in Ukraine in 2004. The blueprint was always the same: disputed elections followed by street demonstrations by students, intellectuals, anti-Russian NGOs force the baddies of the old guard to give way, via elections, to a young and westernized president. In Georgia, former communist boss Eduard Shevardnadze was replaced by the 37-year-old modernizer Saakashvili, a lawyer who had lived and worked in New York. In Ukraine, a corrupt apparatchik linked to Moscow was defeated by Viktor Yushenko, a charismatic pro-Western politician allied with Yulia Tymoshenko, a very wealthy sexy reformer who is a combination of Margaret Thatcher and Claudia Schiffer.
The success of coloured revolutions in satellite countries of the former Soviet Union created such a strong narrative that it was exported to Iraq after the fall of Saddam Husayn: the election of 2005 became the crimson revolution, named after the colour of the ink on the index fingers of voters, which prevented fraud, and a gentleman called Ahmad Chalabi was hailed as Iraq's Charles De Gaulle. The same year there was the cedar revolution in Lebanon, which followed the protests over the assassination of the Sunni leader Rafiq al-Hariri.
This promotion of democracy on the part of the Bush administration and its docile EU ally was based on the assumption that the forces in the fray in the Middle east and on the borders with Russia, the goodies, were all inspired by the ideals of the free market and democracy, and were moving united towards the West and against Russia, against Iran, and against religious extremism, corruption, and political violence. Pity, though, that matters took a very different turn; the forces that were unleashed in these contexts were the forces of nationalism, tribalism, ethnic division, and political fanaticism masked as religious radicalism. All this was led by cynical and corrupt elites that were not very different from the ones that had preceded them.
Saakashvili in Georgia introduced an adventurous authoritarian regime, which provoked Russia, and forced the United States to dump him quickly. His departure in 2013 took place to the benefit of a president who plans to fix ties with Russia. Yushenko and Tymoshenko governed by riding the waves of destructive Ukrainian nationalism, stealing as much as they could, and doing nothing to make the country move closer to Europe. It ended in 2010 with the return of the baddie, Yanukovich, who in the interim had become slightly pro-European, while Tymoshenko had become pro-Russian after signing a huge energy deal that damaged Ukraine to the tune of $20 bn and led her to jail.
In Iraq, Chalabi soon revealed himself for what he was, a two-faced con man, who was soon replaced by governments increasingly attracted by Iran, as the country lost its most valuable area - the one inhabited by the Kurds - and was shaken by unprecedented sectarian violence. Meanwhile the cedar revolution turned into a fierce clash, which is keeping Lebanon on the edge, between Sunnis and Christian Maronites on one side, and pro-Iran Shi'i and Hizballah on the other. This is a sequence of failures, to which one can add Libya, Afghanistan, Armenia, and Syria.
The three basic mistakes of Euro-American policies are clear: there was the pretense of exporting something - free-market democracy - that cannot be exported because, while on one hand it is already potentially present everywhere, since it is universal, on the other hand it needs its own timeframe and its own tools to develop and become solid; secondly, people have entrusted themselves to local forces that were only apparently interested in the values and the institutions of the West, but were actually only craving power and money, and were ready to change sides and use ultra-nationalism and chauvinism to keep afloat. However, the fatal mistake has been that of continuing the cold war and the clash of civilizations against two major regional powers, Russia and Iran, rather than making a U-turn towards cooperation and peace. Nevertheless, there is time to change, in particular if the European Union manages to learn its lesson.
Source: L'Unita, Rome, in Italian 2 Jan 14 pp 1, 15
 

 

L'inganno Khodorkovsky

E-mail Print PDF

23 dic. 2013

La disinformazione praticata dai media italiani sul caso Khodorkovsky è scandalosa. Alcune testate sono arrivate a pubblicare proposte di assegnazione del premio Nobel sulla pace ad uno dei più temibili oligarchi russi degli anni 90, le cui vittime non possono essere chiamate a testimoniare perché fatte scomparire o silenziate.
La campagna di comunicazione che sta innalzando questo boss dalla faccia d’angelo al livello di Dostoevskij e di Solzenitzin è vergognosa. Ed è in buona parte gestita da alcune società di pubbliche relazioni finanziate da Khodorkovsky stesso, e molto attive in Europa e altrove.
Come contributo alla verità storica, ed alla lotta contro la criminalità organizzata, metto a disposizione dei lettori una mia analisi pubblicata sull’ Unità due anni fa che mette in evidenza contesto e risvolti del caso Khodorkovsky.

 

l'Unità, 7 gen. 2011

Puzzle Russo, il Dossier di Pino Arlacchi

Non mi straccio le vesti sul caso Khodorkovsky, e chi lo considera un martire delle libertà è vittima di una disinformazione clamorosa. E di una Babele politico-mediatica che finisce col rendere tutti più ignoranti. Sakineh, Battisti, Khodorkovsky: che differenza c’è? Credo di saper riconoscere un mafioso, e posso affermare che Khodorkovsky è stato un mafioso tra i più pericolosi. Che invece di pentirsi, restituire il bottino nascosto nei paradisi fiscali e chiedere perdono alle sue vittime, finanzia campagne di pubbliche relazioni che hanno raggiunto il surreale, accostandolo a Sacharov, Gandhi, e tra un po’ anche a Gesù Cristo. Quando si tratta, al massimo, di un oligarca sconfitto in una guerra di potere, e imprigionato con procedure discutibili. 

Read more...
 

Nelson Mandela, il ricordo di Pino Arlacchi

E-mail Print PDF

5 dicembre 2013

Le due anime di Mandela

l'Unità, 16 dic. 2013

di Pino Arlacchi

Ho conosciuto Nelson Mandela e l’ho incontrato più volte anche in privato. Ci sono tre cose di lui che hanno lasciato un’impronta indelebile in me stesso.
La prima è il suo carisma personale, nel senso di Max Weber. Quel dono soprannaturale, enigmatico, posseduto solo dai leader supremi. La sua presenza si avvertiva subito intorno a lui, e sono pochi quelli che lo hanno conosciuto di persona a non esserne rimasti colpiti. Mandela era un capo naturale, e non a caso era re e figlio di un re tribale. I suoi modi erano regali. Esprimevano una generosità e grandiosità semplicemente sconfinate, avvolte in una semplicità d’approccio che disarmava tutti. Amici e nemici.
Durante il mio mandato all’ONU, tra il 1997 e il 2002, ho incontrato quasi tutti i grandi della terra, ma solo due di essi mi hanno fatto sentire qualcosa di strano nella vicinanza fisica alla loro persona. Nelson Mandela e Papa Giovanni Paolo II.
Il carisma di Mandela non era quello di un capo politico e militare. Era quello di un profeta, di un leader religioso laico in grado di trascinare a farsi obbedire in virtù della fede nelle sue qualità personali. Fu ciò che mi venne in mente nel 1999, durante una serata trascorsa a Johannesburg con i suoi compagni di battaglia diventati ministri del primo governo dopo l’ apartheid. Gente che era stata incarcerata, torturata, menomata. Gente che aveva visto figli, padri, madri, fratelli, massacrati dal fanatismo sadico dell’oligarchia bianca. E che venivano ora invitati da Nelson Mandela a “riconciliarsi” con i carnefici e non a vendicarsi, e neppure a chiedere giustizia.

Read more...
 

Il paradosso della Calabria infelix

E-mail Print PDF

Il Quotidiano della Calabria, 21 dic. 2013

di Pino Arlacchi

Caro Direttore,
chi volesse toccare con mano il paradosso della povertà in mezzo alla ricchezza non dovrebbe fare altro che trascorrere qualche tempo nella estrema punta italica, dalle parti di Melito Porto Salvo, undicimila abitanti, il comune più a Sud della Calabria. Comune povero, reddito pro-capite metà del valore nazionale, sciolto per mafia, ma circondato da ricchezze di possibile grande rilievo.
La ricchezza del territorio intorno a Melito è potenziale, è vero, ma non è virtuale, intangibile. Basta volare un po’ alto, non vedere i dettagli, non soffermarsi troppo a pensare, per essere quasi sopraffatti dalla sua concretezza. Parliamo di un microclima straordinario, dolcissimo, generato dalla protezione che l’ Aspromonte assicura dai venti dello Stretto di Messina, che consente la produzione del prezioso bergamotto. C’è poi un paesaggio spettacolare, con la grande montagna dietro le spalle e la Sicilia e l’ Etna proprio di fronte. Cui bisogna aggiungere uno Jonio “colore del vino”, limpidissimo, evocativo, tenuto sempre giovane dalle correnti. Un mare dei Greci che basta osservare un po’ per “sentirne” la centralità nella storia dell’Occidente. Accompagnato da una archeologia strepitosa e da un catalogo di beni culturali di prima grandezza.

Read more...
 


Page 10 of 61
ItalianEnglish

Mi Presento

Benvenuti nel mio sito. Qui potete farvi un’idea di chi sono, e trovare notizie e documenti sulle mie opere e sui miei giorni.

Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

Leggi tutto...

I Padroni della Finanza Mondiale

I Padroni della Finanza Mondiale (copertina)
Libri in pdf

Agenda

 


 

 


Facebook

Ultimi Tweet

Segui Pino Arlacchi su YouTube

Featured Articles

Prev Next

Hong Kong, la storia che non leggerete

di Pino Arlacchi | 18 luglio 2019   Non riportare mai la versione dell’altra parte in campo e limitarsi a ripetere la...

Articoli | 18 Jul 2019

Rapporto Bachelet: "Dati inventati o grossolanamente esagerati. Operazione contro il Venezuela"

Di seguito il mio commento per L'Antidiplomatico riguardo alle grossolane esagerazioni e falsità contenute nel Rapporto dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per...

Articoli | 15 Jul 2019

La povertà in Inghilterra e in Venezuela

La povertà in Inghilterra e in Venezuela Roma, 15 luglio 2019   Mi sto occupando in questi giorni del problema della povertà in...

Articoli | 15 Jul 2019

Anche la Merkel molla Guaidò

La notizia della normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Venezuela e Germania, e le sue rilevanti implicazioni politiche, è stata ignorata...

Articoli | 14 Jul 2019

Trump e l'Iran, le prossime mosse

Su L'Antidiplomatico continua la mia analisi sui rapporti Usa-Iran.   (https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pino_arlacchi__trump_e_liran_le_prossime_mosse/82_29134/?fbclid=IwAR0AwpEn5ufDl53QI5Kz8XuiHJtRMEe9yDgTUDmjYAEoZjB8XF_M6Oa1jIE)   Trump e l'Iran, le prossime mosse di Pino Arlacchi | 25 giugno 2019   Senza saperlo (dati...

Articoli | 14 Jul 2019

Perché non ci sarà la guerra all'Iran

Su Il Fatto Quotidiano di oggi una mia riflessione sul perché - nonostante le continue minacce da parte degli Stati Uniti -...

Articoli | 14 Jul 2019

Trump, il bullo che si vede padrino

Con questa riflessione su Trump e la criminalità organizzata riprendo la mia attività dopo una breve interruzione dovuta a un...

Articoli | 14 Jul 2019

Il doppio bluff di Juan Guaidò nella partita tra Usa e Maduro

Il doppio bluff di Juan Guaidò nella partita tra Usa e Maduro di Pino Arlacchi | 3 maggio 2019 (https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/05/03/il-doppio-bluff-di-juan-guaido-nella-partita-tra-usa-e-maduro/5150545/?fbclid=IwAR3Isi3sL0jOi9DsinQx-MRRJTsUTl1f5OqJZkxjvPm5GEDxrNHelBjgoiY)   Siamo tutti Guaidó....

Articoli | 14 Jul 2019

Arlacchi: "Caracas è una città tranquilla, Maduro è più forte"

Questo è il mio contributo - pubblicato questa mattina su Il Fatto Quotidiano - contro la valanga di disinformazione che i media...

Articoli | 14 Jul 2019

Libia, l’intervento NATO che bombardò la ragione

Su Il Fatto Quotidiano di oggi ho pubblicato la seguente analisi sulle origini della crisi libica che tenta di fornire una...

Articoli | 14 Jul 2019

Newsletter


Chi è Online

We have 250 guests online

Questo sito utilizza cookie; accedendo o cliccando su "Accetto" acconsenti a scaricare sul tuo browser tutte le tipologie di cookie presenti in questo sito..

Accetto cookie da questo sito.

Info