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Rassegna Stampa


Arlacchi:«Il centro di sostegno di Pisa modello di buongoverno»

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Il Tirreno, 23 feb. 2014

PISA. «Straordinario esempio di buongoverno che anticipa il modello di pubblica amministrazione che tutti vorremmo vedere». È il commento di Pino Arlacchi, europarlamentare Pd e noto studioso della sicurezza umana, all’iniziativa del prefetto Francesco Tagliente di istituire un Centro di sostegno per cittadini in situazioni di estremo disagio, che non di rado finiscono col suicidio. «Tagliente - prosegue Arlacchi - ha coinvolto 52 enti, dalle Camere di Commercio all’Inps, alle banche, alle associazioni professionali, ai sindacati, con lo scopo di fornire consulenze, aiuti e sostegno anche psicologico a imprenditori e cittadini in gravi difficoltà. In tre mesi ai centri di ascolto sono arrivate 637 richieste, 459 per bisogni primari, 106 di supporto psicologico e 72 di carattere finanziario. Il servizio si è attivato risolvendo situazioni difficilissime e salvando vite umane. Auspico l’estensione all’intero territorio nazionale di uno strumento nuovo ed efficace di riduzione del disagio derivante dalla crisi economica».

 

Ucraina, tra Russia ed Europa, Arlacchi a Radio 24

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24 Mattino, condotto da Alessandro Milan, 21 feb. 2014

Alessandro Milan: Ieri Bernard-Henri Lévy ha fato un j'accuse molto duro nei confronti dell'Europa, [...]. Dov'è L'Europa, cosa sta facendo?

Pino Arlacchi: «La penso esattamente all'opposto di Lévy. Parla dell'Europa in termini assolutamente estremi.
L'Europa ha delle notevoli responsabilità in quello che sta succedendo. Sta intervenendo in un Paese che non è un protettorato dell'Europa, obbligandolo a fare una scelta che questo Paese non è in grado di fare. L'Ucraina è un Paese indipendente, ha un suo parlamento, una sua democrazia, un suo governo democraticamente eletto [...]
L'Europa sta premendo perché un Paese profondamente spaccato e diviso alla fine si sfasci completamente definitivamente. Io sono tra i critici, e come me la maggioranza del Gruppo socialisti al Pe. Siamo tra i critici più forti del modo in cui l'Europa sta intervenendo in questa crisi dell'Ucraina [...]
Dal punto di vista dei resoconti della stampa, soprattutto la stampa occidentale c'è molto da dire.
E' vero che il Governo ha reagito con grande brutalità e in un modo che non sarebbe tollerabile in Europa [...] ma è anche vero che non succede in Europa che una folla guidata da estremisti violenti armati attacchi la polizia [...]
Quando vengono occupate con la forza le istituzioni democratiche questo in Europa si chiama in un altro modo [...]
La maggior parte dei manifestanti non sono estremisti, è che ormai la partita è sfuggita di mano a chi li ha incoraggiati irresponsabilmente, a chi interferisce ogni giorno negli affari interni di questo Paese [...]



 

 

Arlacchi a Panorama: "Il processo sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra è una bufala"

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Panorama, 24 feb. 2014

Intervista a Pino Arlacchi di Anna Germoni

«Il processo Stato-mafia si concluderà con il totale flop dell’inchiesta di Antonio Ingroia & soci. È una bufala su cui si sono costruite carriere immeritate: non c’è una sola prova seria a sostegno di questa allucinazione». A stroncare la madre di tutte le inchieste, quella che a Palermo ipotizza una trattativa per bloccare le stragi di mafia dopo il 1992-93, è Pino Arlacchi, tra i massimi esperti internazionali di criminalità organizzata. Nessuno può sospettarlo di ambiguità o cedimenti, la storia di Arlacchi parla per lui. Parlamentare europeo del Pd e in passato deputato del Pds, nonché vicepresidente dell’Antimafia e grande amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Arlacchi ha vissuto per 13 anni sotto scorta da quando, il 25 maggio 1994 nell’aula del tribunale di Reggio Calabria, Totò Riina lanciò un anatema contro «la combriccola dei comunisti» e fece i nomi dei suoi tre principali nemici: Luciano Violante, all’epoca presidente della commissione antimafia; Gian Carlo Caselli, che era procuratore capo di Palermo; e «quell’Arlacchi che scrive libri». Tommaso Buscetta, il primo grande pentito di mafia, disse subito: «Queste sono condanne di morte».

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Pino Arlacchi (Pd): "Il processo sulla trattativa Stato-mafia è una bufala"

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Il politico, amico di Falcone e Borsellino, nel numero di Panorama in edicola dal 20 febbraio spiega che "...non c'è una prova seria a sostegno di questa allucinazione"

Panorama.it, 19 feb. 2014

«Il processo Stato-mafia si concluderà con il totale flop dell’inchiesta di Antonio Ingroia & soci. È una bufala su cui si sono costruite carriere immeritate: non c’è una sola prova seria a sostegno di questa allucinazione». In un’intervista che il settimanale Panorama pubblicherà sul numero in edicola da domani, giovedì 20 febbraio, così parla Pino Arlacchi, amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nonché tra i massimi esperti internazionali di criminalità organizzata. Arlacchi, eurodeputato del Pd e già parlamentare del Pds per due legislature, stronca la madre di tutte le inchieste: quella che a Palermo ipotizza una trattativa per bloccare le stragi di mafia dopo il 1992-93.

Secondo Arlacchi, il processo è basato su elementi inconsistenti: «Ci sono solo le vanterie di un killer, Gaspare Spatuzza, che in quanto tale non poteva sedere al tavolo dei negoziati e che parla per sentito dire; più le bufale di un calunniatore patentato come Massimo Ciancimino. Mi vanto di essere stato il primo a denunciare le panzane di questo personaggio, esaltato oltre il lecito e trasformato in un’icona dell’antimafia dai megafoni della Procura di Palermo».

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La Concordia a Gioia «Una proposta assurda»

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Arlacchi e il futuro dello Scalo portuale

Il Quotidiano della Calabria, 1 feb. 2014

di Michele Albanese

Gioia Tauro – “Miopia politica ma anche tanta pericolosa confusione sul porto di Gioia Tauro”. L’eurodeputato del Pd Pino Arlacchi, gioiese e grande esperto di sicurezza, nonché promotore di ben due edizioni degli “Stati generali del Porto” dice di essere rimasto di stucco quando ha saputo della proposta arrivata da 15 suoi colleghi del centrodestra italiano che hanno chiesto al Presidente del Consiglio Enrico Letta di portare la Costa Concordia a Gioia Tauro per effettuare le operazioni di smantellamento.Una proposta che era arrivata nell’ambito del dibattito sulla scelta del porto calabrese come base per effettuare le operazioni di trasbordo dell’arsenale siriano.

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Arlacchi, dall'Agenda digitale al Mercato unico Europeo. Così si riduce il digital divide

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Primapaginamolise.it, 31 gennaio 2014

di Davide Vitiello

Quinta puntata dell'inchiesta che fa luce sul tema web 2.0 e innovazione digitale all'interno della Pubblica Amministrazione. Dalle criticità che ostacolano il processo innovativo dell'information technology alle proposte mirate a semplificare il rapporto tra P.A. ed utenti attraverso il ricorso al modello del web sociale. Proponiamo oggi una intervista all'onorevole Pino Arlacchi, già Sottosegretario generale delle Nazioni Unite e dal 2009 deputato al Parlamento Europeo per il gruppo "Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici".

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Situazione in Ucraina, l'analisi di Arlacchi a Radio 24

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27 gen. 2014

Pino Arlacchi ospite del programma "Effetto Giorno" condotto da Simone Spetia su Radio 24

Spetia: "Non è che l'Europa li sta lasciando un po' soli questi manifestanti, queste persone che protestano e che chiedono Europa?".

Arlacchi: "Che chiedano Europa in questo momento non mi pare proprio. La piazza è finita in mano a estremisti di ispirazione nazista e neonazista oltre che ai nazionalisti del partito Svoboda ai quali dell'Europa non credo gliene importi molto".

Spetia: "Rimane una parte di manifestanti e persone favorevoli all'accordo con l'Ue, anche - se vogliamo - in una chiave strategica di allontanamento dalla Russia".

Arlacchi: "Favorevoli all'Unione europea significa che devono essere favorevoli anche ai metodi e ai valori della Ue.
Andare in piazza armati e sparare, saccheggiare e distruggere edifici pubblichi, e poi pretendete che il governo faccia quello che loro dicono non mi sembra molto europeo".

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Gli sproloqui di Riina e l'Antimafia da svecchiare

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l'Unità, 26 gen.2014

L'intervento di Pino Arlacchi

Imperversa sui media italiani una autentica telenovela sulle farneticazioni di un capomafia di 84 anni, carcerato da 21, che un tempo fu il capo di Cosa Nostra siciliana. Farneticazioni e “minacce” contro tutto e tutti: da Berlusconi ai PM, dai suoi ex sodali mafiosi al suo presunto successore alla guida di una mafia del tempo che fu.
La telenovela sta in piedi per vari motivi, ma non impressiona più nessuno perché la credibilità dello sfogo di Totò Riina è vicina allo zero. Per fortuna. E come tale viene ritenuta da chiunque conosca un po’ l’argomento.
Le parole di Riina non sono la punta di nessun icesberg. Non sono l’annuncio dell’Apocalisse, ma la confessione di impotenza di un vecchio delinquente, sconfitto dallo Stato e dalla vita, che finirà i suoi giorni solo e dimenticato come Luciano Liggio, Gaetano Badalamenti e il suo compare Bernardo Provenzano. Riina ha un figlio all’ergastolo. I suoi sodali, parenti, amici e protettori si sono dileguati. I mafiosi rimasti fuori dal carcere o latitanti lo ignorano e vanno per la loro strada da molto tempo. Ma di loro sappiamo poco perché lo stereotipo mediatico-giudiziario sulla mafia è fermo a 30 anni fa.

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Calabria, Anno Giudiziario, Arlacchi: "Se la malavita cambia dobbiamo farlo pure noi"

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Il parlamentare europeo spiega come si è evoluta la criminalità organizzata.
«Gli omicidi di mafia sono crollati negli ultimi vent'anni. Ora la mafia è diventata invisibile»

l'Ora della Calabria, 26 gen. 2014

di Annalia Incoronato

«La lotta contro la criminalità organizzata è una partita a scacchi. Loro fanno una mossa, noi ne facciamo un’altra e loro fanno la contromossa». Pino Arlacchi oggi è parlamentare europeo ma nella sua carriera professionale ha visto da vicino e analizzato la criminalità organizzata. Ricorda con orgoglio che la legge Pio La Torre, con la quale è stata data la possibilità di aggredire i patrimoni illegali, parte da un suo studio. Tornando all’attualità, l’ultima strategia che i gruppi criminali italiani hanno messo in atto «è stata ridurre al minimo la violenza o la minaccia dell’uso della violenza, infatti gli omicidi di mafia sono crollati negli ultimi vent’anni. Agli inizi degli anni ’90 c’erano 700 omicidi mafiosi in Italia, adesso ce ne sono meno di 100 all’anno, a riprova della loro contromossa. La mafia si è inabissata, è diventata meno visibile e violenta ma più pervasiva».

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Gli sproloqui di Riina e l'Antimafia da svecchiare

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l'Unità, 26 gen.2014

L'intervento di Pino Arlacchi

Imperversa sui media italiani una autentica telenovela sulle farneticazioni di un capomafia di 84 anni, carcerato da 21, che un tempo fu il capo di Cosa Nostra siciliana. Farneticazioni e “minacce” contro tutto e tutti: da Berlusconi ai PM, dai suoi ex sodali mafiosi al suo presunto successore alla guida di una mafia del tempo che fu.
La telenovela sta in piedi per vari motivi, ma non impressiona più nessuno perché la credibilità dello sfogo di Totò Riina è vicina allo zero. Per fortuna. E come tale viene ritenuta da chiunque conosca un po’ l’argomento.
Le parole di Riina non sono la punta di nessun icesberg. Non sono l’annuncio dell’Apocalisse, ma la confessione di impotenza di un vecchio delinquente, sconfitto dallo Stato e dalla vita, che finirà i suoi giorni solo e dimenticato come Luciano Liggio, Gaetano Badalamenti e il suo compare Bernardo Provenzano. Riina ha un figlio all’ergastolo. I suoi sodali, parenti, amici e protettori si sono dileguati. I mafiosi rimasti fuori dal carcere o latitanti lo ignorano e vanno per la loro strada da molto tempo. Ma di loro sappiamo poco perché lo stereotipo mediatico-giudiziario sulla mafia è fermo a 30 anni fa.

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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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