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Afghanistan: il voto e il dramma

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Famigliacristiana.it, 18 set. 2010

di Fulvio Scaglione

Oggi si vota per il Parlamento, ieri è morto il trentesimo soldato italiano. La realtà nel Rapporto Arlacchi al Parlamento Europeo: le cose a Kabul vanno sempre peggio.
Dopo la morte del tenente Alessandro Romani, trentesimo soldato italiano caduto in Afghanistan, c’è qualcosa di involontariamente sadico nel seguire queste elezioni politiche (oggi 2.500 candidati, tra i quali più di 400 donne, si contendono i 249 seggi della Wolesi Jirga, la Camera Alta del Parlamento), come se fossero elezioni vere, elezioni qualunque. Mentre tutto sono tranne che questo. All’ombra dell’intervento militare internazionale, che dura ormai da 9 anni, e dei maneggi della famiglia Karzai (il presidente, Hamid, si costruisce ville negli Emirati, suo fratello Ahmed Wali traffica con l’oppio e si fa pagare dalla Cia), la situazione marcisce di giorno in giorno. Per rendersene conto, con la brutalità delle cifre, basta leggere il Rapporto che Pino Arlacchi, sociologo, ex vice segretario generale dell’Onu e rapporteur sull’Afghanistan presso la Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, ha preparato nei giorni scorsi.

 

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L´Italia perde tutte le poltrone ecco il declino dall´Onu alla Ue

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Assente nelle  istituzioni internazionali, e Draghi rischia alla Bce

La Repubblica, 17 set. 2010

di Ettore Livini

Milano - Quattro sconfitte in quattro partite. L´Italia esce (ancora una volta) con le osse rotte dall´ultima tornata della Champion´s League della diplomazia internazionale. Massimo D'Alema, lanciatissimo verso il titolo di Mister Pesc, è stato superato sul filo di lana dall´inglese Catherine Ashton nella corsa al ministero degli esteri Ue. Mario Mauro, candidato tricolore (e dato favorito dai bookmaker) come presidente del Parlamento europeo, è stato battuto dall´outsider polacco Jerzy Buzek. Giulio Tremonti, vista la mala parata, si è ritirato in "zona Cesarini" dalla corsa al vertice dell´Eurogruppo. E, nei giorni scorsi, l´ultimo schiaffo: nella girandola della riorganizzazione degli ambasciatori Ue, Roma è uscita con le ossa rotte: due sedi conquistate (Albania e Uganda) su 29, contro le 5 della Spagna e i pezzi più pregiati (Cina e Giappone) finiti a Germania e Austria.
Un’eccezione? No, purtroppo è la regola. «Siamo nel punto più basso della nostra diplomazia degli ultimi 65 anni», dice amaro Pino Arlacchi, dal ´98 al 2002 vicesegretario generale dell´Onu.

 

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«Idv autoritario» Un altro addio tra gli eurodeputati

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Corriere della Sera, 7 set.2010

di Angela Frenda

MILANO - Il giorno dopo l'autosospensione di Pino Arlacchi dal gruppo dell'Idv all'Europarlamento, tra i suoi colleghi di partito c'è soprattutto voglia di tenersi lontani dalle polemiche interne. Lo dimostra il laconico commento di Giommaria Uggias, che pur ammettendo di «aver letto l'intervista» rilasciata al Corriere della Sera, si trincera dietro un diplomaticissimo: «Ma prima di sentire Arlacchi, per rispetto, capirà, non vorrei commentare...». Il problema, però, è che quella del sociologo è la seconda defezione, in ordine di tempo, dal gruppo Idv di Strasburgo, che con lui contava 7 componenti. La prima, infatti, c'è già stata a metà luglio con Vincenzo Iovine.

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Arlacchi lascia IdV. Critiche a Di Pietro elogi a Scopelliti

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Il Quotidiano, 7 set.2010

di Adriano Mollo

COSENZA– Pino Arlacchi, europarlamentare di Idv, sociologo, originario di Gioia Tauro, rompe con Di Pietro. Si è autosospeso dal partito in aperto dissenso con quanto è accaduto a Torino la scorsa settimana. Quella contestazione al Presidente del Senato Renato Schifani da parte dei grillini e del “popolo viola” è troppo.
«Anziché essere un partito di popolo capace di parlare a tutti» Idv sta diventando un partito «antidemocratico» e, soprattutto, utilizza l’antimafia in modo “primitivo e inaccettabile”.

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Arlacchi lascia l'Idv :«Di Pietro insegue Grillo e fa il cattivo maestro»

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Il sociologo eurodeputato: «Sbagliato zittire Schifani. I partiti hanno responsabilità nell'educazione politica».

Corriere della Sera, 6 set. 2010

di Angela Frenda
MILANO - «Ho deciso di autosospendermi dal partito. Così non si può andare avanti». Pino Arlacchi, eurodeputato dell'Idv, ragiona a voce alta sulla contestazione a Renato Schifani avvenuta sabato alla Festa nazionale del Pd. Ma soprattutto sulle dichiarazioni rilasciate subito dopo da Antonio Di Pietro a sostegno dei manifestanti. La goccia che, per quanto riguarda il sociologo amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tra le figure di spicco dell'antimafia, ha fatto traboccare il vaso: «La sua deriva estremista mi preoccupa da tempo, ma questa sua ultima presa di posizione mi ha spinto ad autosospendermi».

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Idv, Arlacchi si autosospende e invita il partito a cambiare rotta

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Il Domani, 7 set.2010

di Alessandro Caruso

Roma - «Tonino non lo riconosco più», con questa motivazione l’eurodeputato calabrese dell’Italia dei Valori Pino Arlacchi ha preso la decisione di autosospendersi dal partito che lo ha fatto eleggere a Strasburgo. Una frattura, questa, che rischia di segnare una profonda virata di una frangia del partito dipietrista. La deriva “estremistica”, sfociata nella dura contestazione al presidente del Senato Renato Schifani alla festa nazionale del Pd a Torino da cui Di Pietro non ha preso le distanze, non convince più Arlacchi, non lo rappresenta. Da qui il divorzio. Il giustizialismo gridato, l’avvicinamento alle posizioni dei cosiddetti “grillini”, come ha spostato Arlacchi, rischia di spostare altre fonti di consenso nel partito, specialmente in Calabria, dove l’elettorato è stato messo negli ultimi tempi a dura prova anche da altri scossoni: le divergenze tra il “leader maximo” Di Pietro e l’opinion leader Luigi De Magistris e il ritorno, dopo una fase di relativa calma, ai toni più duri e battaglieri, come emerso dall’ultimo congresso provinciale di Catanzaro.

 

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Afghanistan, parlano Arlacchi, Gallo, Caracciolo: è un segreto di Pulcinella.

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"La nostra Carta non vieta di fare attività belliche, ma di dirlo" - Il Dossier

di Umberto Degiovannangeli

l'Unità, 28 mag.2010

Se quanto rivelato da l’Espresso «rispondesse al vero, sarebbe un fatto di gravità inaudita. L’Italia nega che in Afghanistan sia in corso una guerra e anche in guerra la Convenzione di Ginevra considera un atto illegale, un crimine ogni azione di rappresaglia». La vicenda è talmente grave che la fonte autorevolissima, con un passato di responsabilità ai massimi livelli in campo militare, preferisce non comparire. Il condizionale è d’obbligo, ma se ciò che l’Espresso ha documentato fosse vero, «ciò svelerebbe in modo inequivocabile che quella in Afghanistan non è una missione di pace, ma è una missione in cui i Paesi della Nato intervengono in un conflitto interno, svolgendo una attività militare di controinsorgenza. Un’attività bellica che la nostra Costituzione non ci consentirebbe», dice a l’Unità un magistrato e saggista, tra i più autorevoli studiosi del diritto internazionale. «Se fosse vero implicherebbe una violazione gravissima del mandato assegnato alle nostre truppe dal Governo e dal Parlamento italiano», sottolinea l’europarlamentare dell’Idv Pino Arlacchi, già vice segretario generale delle Nazioni Unite, relatore del Parlarmento di Bruxelles per l'Afghanistan.

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Arlacchi, Emergency: la mia preoccupazione è la conferma della mia analisi

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18 apr. 2010

«Questione di giorni poi i tre italiani saranno scarcerati, ma dovranno lasciare l'Afghanistan. Quanto all'ospedale di Emergency ad Helmand, vero obbiettivo dell'operazione, Gino Strada sarà costretto a piegarsi e la struttura verrà chiusa. È un peccato, ma finirà così».
Lo avevo detto qualche giorno fa in un’intervista al Corriere della Sera. Su questa vicenda, sono stato fin troppo facile profeta. La mia maggiore preoccupazione però è la conferma dell’analisi da cui sono scaturite le mie dichiarazioni: è evidente che ora dobbiamo aspettarci molte vittime civili nell’operazione militare in corso a Helmand.

 

«Dopo l'addio di Sequi hanno trovato il modo di colpire il nostro Paese»

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Corriere della Sera, 13 apr.2010

Primo Piano Afghanistan
di Andrea Nicastro

«Penso che con l'ex rappresentante Ue a Kabul questo non sarebbe successo»

«Questione di giorni poi i tre italiani saranno scarcerati, ma dovranno lasciare l'Afghanistan. Quanto all'ospedale di Emergency ad Helmand, vero obbiettivo dell'operazione, Gino Strada sarà costretto a piegarsi e la struttura verrà chiusa. E' un peccato, ma finirà così».

I panni del profeta cadono a pennello su Pino Arlacchi. Il sociologo, «mafiologo», celebre a fine Anni 90 per il piano di eliminazione dell'oppio dall'Afghanistan talebano, è abituato a sbilanciarsi. «Tutto questo non sarebbe mai successo se a Kabul avessimo ancora un rappresentante del calibro di Ettore Sequi. Uno che è stato prima nostro ambasciatore, poi rappresentante Ue e che ho visto considerato dal governo afghano come nessun altro straniero mai. Con lui su piazza non si sarebbero permessi. Invece, la nostra diplomazia cosa fa? Lo lascia andar via dall'Afghanistan con il risultato di vedere il peso politico dell'Italia e quello stesso dell'Europa drasticamente ridotto».

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Afghanistan: UE, Onorificenza Karzai a Ambasciatore Sequi

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Il Presidente Karzai e l'Ambasciatore Sequi(Ansa) - Kabul, 30 mar.2010 - Il presidente afghano Hamid Karzai ha conferito oggi a Kabul la medaglia d'oro dell'Ordine di Ghazi Mir Bacha Khan al rappresentante speciale uscente dell'Unione europea (Ue) ed ex ambasciatore d'Italia a Kabul, Ettore Sequi.

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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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