Tempo di valige

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di Pino Arlacchi

pubblicato su www.italiadeivalori.it il 10 settembre 2009

Il Ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha dichiarato che è tempo di fissare una data per il ritiro dei 4200 soldati del suo paese dall'Afghanistan. Dopo l'elezione del nuovo Presidente afghano, secondo il ministro, il contingente internazionale dovrà decidere quanto tempo rimanere, dato che è inpensabile una permanenza indefinita in loco.

La posizione di Stinmeier riflette uno stato d'animo diffuso in Europa e negli stesi Stati Uniti. La maggioranza degli elettori tedeschi vuole il ritorno a casa delle proprie truppe, e si sono levate di recente varie autorevoli voci bipartisan favorevoli al ritiro, tra cui quella dell'ex-ministro della difesa appartenente al partito di Angela Merkel. Secondo un sondaggio commissionato dell'Independent, il 52% degli inglesi la pensa allo stesso modo, e il 58% degli stessi ritiene che non sia possibile vincere la guerra in Afghanistan. Negli ultimi mesi, i sondaggi d'opinione americani si sono capovolti. Una rilevazione CBS-New York Times di fine luglio ha trovato il 33% che pensa che la guerra stia andando bene e il 57% che ritiene stia andando male o molto male. Dopo l'11 settembre quasi tutti gli americani erano a favore dell'intervento in Afghanistan, ed Obama ha vinto le elezioni nel 2008 sostenendo che era giusto per gli Stati Uniti combattere in quel paese.D'altra parte, l'idea che sia impossibile vincere in Afghanistan è quasi unanimemente condivisa dai conoscitori di quel paese, e in primo luogo dai militari che operano sul campo. A cominciare dal comandante in capo della truppe americane, il generale Stanley McChrystal, il quale ha dichiarato - semi-smentendo poi la sua  affermazione al Wall Street Journal - che i Talebani hanno preso il sopravvento costringendo gli Stati Uniti a cambiare la propria strategia dall'attacco ai Talebani alla difesa della popolazione dei centri urbani. L'opinione di McChrystal è la stessa del segretario alla difesa, Gates, del generale Petraeus e di molti leader politici americani, che vedono aleggiare lo spettro del Vietnam sull'intera faccenda afghana.

Perchè questa visione così negativa? Perchè al di là della propaganda bellica e dell'auto illusione dei media occidentali, dopo otto anni la situazione è davvero disastrosa. La forza militare impiegata è al suo massimo - 100mila soldati NATO e USA, 220mila militari e poliziotti afghani - e la sicurezza dell'Afghanistan è al suo minimo. I Talebani operano non solo a est, ma anche nel nord e all'ovest, e stanno prendendo il controllo della capitale del sud, Kandahar. I Talebani si vanno sempre più convincendo della possibilità di una vittoria militare e di un loro trionfale ritorno al potere, dopo avere affibiato agli americani la stessa cocente sconfitta che i loro padri hanno imposto all'Unione Sovietica.

Tra pochi giorni, McChrystal presenterà ad Obama un rapporto su cosa occorre per vincere in Afghanistan. Anche se c'è la NATO sul terreno, il rapporto terrà conto del solo punto di vista americano. Noi europei verremo informati dopo, e si tratterà di decidere cosa fare. Ma non per vincere, bensì su come riuscire a venir fuori dalla trappola afghana. Quasi certamente il generale scriverà che la vittoria richiederà migliaia di uomini in più, miliardi di dollari in più, e molti morti in più. E se Obama è ancora convinto che questa è una guerra indispensabile e che l'America non può permettersi di perderla, ordinerà l'escalation. Mettendo a rischio la sua reputazione e la sua presidenza in omaggio all'unico sicuro beneficiario della tragedia afghana: l'industria militare USA e le sue propaggini nel Congresso e nel Pentagono.

E' fondamentale che l'Europa non assecondi questa escalation. Non esiste in Afghanistan alcuna minaccia vitale agli interessi del nostro continente, e neppure a quelli degli Stati Uniti. Esistono solo una guerra civile e un movimento insurrezionale endemici, che durano da decenni, che nascono da fattori locali e che non sono eliminabili con lo strumento militare e con l'appoggio a governi corrotti. L'Unione Europea è portatrice di un modello di sicurezza internazionale alternativo a quello americano. E' tempo di farlo valere.

 
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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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